—Intendiamoci bene,—seguitò Gioconda.—Non gli ho mai domandato di mettersi contro la volontà di suo padre. Un giorno egli chiese la mia mano, e non fece parola delle difficoltà che il matrimonio mi avrebbe accumulato intorno. Quando suo padre dichiarò che io non esisteva, che sarebbe morto senza vedermi, non dissi nulla. Certo, non ne avevo piacere. Ma comprendevo bene che la volontà di suo padre era incrollabile, e che, spingendo Folco contro di lui, lo avrei spinto contro una roccia. Suo padre venne a morire: la sorella e la madre accolsero Folco assai peggio che se fosse stato uno sconosciuto: egli non si ribellò. Gli fecero dire per mezzo del notaio che non pensasse di condurre in casa loro «quella donna». Quella donna sono io….

Gli occhi di Gioconda ebbero un lampo.

—Folco non si ribellò…. Ah, badate, caro Ariberto!… Si può essere deferenti e rispettosi verso la madre e la sorella, ma a patto che esse non insultino. Folco non trovò la forza di dire: «Quella donna è la contessa Gioconda Filippeschi, è mia moglie, è la madre della mia bambina; quella donna era una fanciulla onestissima quando io l'ho sposata e la sua onestà non era facile, perchè non le mancavano intorno tranelli e tentazioni. Quella donna ha tenuto sempre una condotta esemplare; se voi non volete conoscerla, tanto peggio per voi! Ella non ha mai mendicato nè la vostra stima, nè la vostra protezione, perchè si contenta della tranquillità della sua coscienza». Folco non ha avuto il coraggio di dir questo….

—Giuggiole! Non era poco….—esclamò Ariberto.

—Era la verità o no?

—Perfettamente, cara contessa. Ma non tutte le verità si possono dire.

—Come, non potete dire che vostra moglie è onesta?—interrogò
Gioconda.

—Senza dubbio: ma la madre e la sorella di Folco lo sanno quanto voi: non fanno questione di onestà e di rispettabilità; anzi, non fanno questione di nulla. Obbediscono ciecamente, senza discutere, ai concetti del conte. Folco ha veduto giusto. Qualunque parola sarebbe stata vana.

—Benissimo, dategli ragione,—esclamò Gioconda.—Fatto è che io rimasi sola all'albergo, giunsi a Perugia quasi di nascosto, ne ripartii quasi di nascosto; la contessa Filippeschi a Perugia era…. Come dire?… una merce di contrabbando, a guisa d'una femmina perduta. Folco mi caricò in treno, silenziosamente, mi ricondusse a Milano; e perchè mi vide piangere, me ne chiese anche il motivo, quasi avessi dovuto ridere!…

Gioconda fece una pausa, guardò in volto Ariberto, poi proseguì: