E seguitò, aprendo un ventaglio spettacoloso di carta, e facendosi aria:

— Non ho bisogno che lei mi consigli. So quel che devo dire; ho, qui dentro, un consigliere infallibile che si chiama cuore.... Prima cercherò di studiare le abitudini della casa e di sapere come sta, quel tesoro di Dio, come la pensa: e poi, se tutto va a seconda, mi presenterò alla madre. È più prudente e più.... corretto. Le pare?... Scusi, è una Venere, quella che si vede lassù?

— Venere, — rispose Filippo.

— L'avevo capito subito; vecchi capolavori. Ah conte, lei non può imaginare quanto io sia fiera del compito che mi assumo.... Quando vedrò sorridere quelle labbra di fanciulla, io che l'ho vista partire disfatta da Sirmione, sarò felice più di tutti!

Filippo sorrise, prese una mano della Teobaldi, la tenne un istante fra le sue, e rispose:

— Lei è molto buona, cara signora, e vuole impedirmi di ringraziarla. Ma creda che, comunque le cose finiscano, io non dimenticherò mai, mai, ciò che lei ha fatto per me, per tutti e due!

— Le dico: io servo il mio cuore, e nessuno mi deve nulla. Se permette, quando avrò notizie, verrò a portargliele.

— Ma venga anche tutti i giorni, la prego. Faccia conto che questa casa sia sua, — esclamò Filippo, incalorito dalla speranza di aver finalmente nuove dell'amica.

La Teobaldi si alzò e s'incamminò con passo svelto, a testa alta, il ventaglio nella destra, pensando a un figurino di gran dama che aveva visto in un giornale di moda. E camminando, seguita a un passo da Filippo, domandò:

— Questo è il suo appartamento particolare, conte?