— Sì, sono le mie camere, — rispose Filippo, mentre, all'uscire dallo studio, premeva il bottone d'un campanello elettrico. — Ho la mamma in campagna.
— Messe con gusto principesco, — osservò Clarice, traversando un corridoio e poi una sala. — Magnifiche tappezzerie!... Non si disturbi, non si disturbi!
Filippo volle accompagnarla alla scala, ai cui piedi stava Piero in attesa di ricondurre la visitatrice attraverso il primo piano fino alla porta d'uscita. Al momento di stringerle la mano, Filippo non potè vincersi, e disse:
— La vedrà subito, non è vero?
— Domani! — promise Clarice, e ridendo d'un bel riso grasso, aggiunse: — Ma non sono a Venezia per questo?
— Grazie, grazie, grazie! — esclamò il conte inchinandosi. — Arrivederci!
Clarice scese la scala, e preceduta da Piero, ripercorse tutte le sale che aveva già intravedute; nell'anticamera, scorgendo sopra una tavola un Sileno coronato di pampini, circondato da baccanti ebbre, disse a mezza voce, con tono di persona esperta:
— Bello quel biscuit!
— Legno policromo del seicento! — enunziò Piero, senza guardar la signora, come avesse parlato all'aria.
Ella passò, a testa alta, imperturbabile, il ventaglio nella destra, mentre il valletto, premuto il bottone elettrico per dar avviso al portiere, si piegava fino a terra.