XX.

Così fu che Loredana potè aver notizie di Filippo e dargliene.

Il giorno in cui la Teobaldi si decise a varcar la soglia di casa De Carolis — quel giorno avverso ad Adolfo Gianella — Loredana fu contenta da non trovar parole per esprimersi.

Partita appena Clarice, la fanciulla corse nella cameretta dove sua madre stava ricamando la quattordicesima fogliolina in seta verde, e infantilmente si mise a ballare.

— Ebbene, Lori, che hai? — domandò Emma stupita.

Ma Loredana seguitava a girare in tondo, gli occhi scintillanti e le labbra aperte a un sorriso di pace.

Si arrestò d'un tratto, con un ultimo giro, in modo che le gonnelle le si gonfiassero d'aria, e si mise in ginocchio presso la mamma, la quale andava seguendola con l'occhio.

— Ho, — disse Loredana, — che Filippo mi ama sempre, anzi meglio di prima, e che non mi sono ingannata fidando in lui, e che mi pento d'aver pensato male, e che è qui, e che è mio, e che io sono sua....

— Questa bella ambasciata è venuta a farti la signora Teobaldi? — interrogò Emma, mentre una ruga profonda le solcava la fronte.