— Mi metto qui, — egli disse, — a fianco della signorina; si sta meglio. Non c'è Flopi?
— No, — rispose Loredana. — È al « Grand Hôtel », credo, a fare una visita. Tornerà tardi.
Uno zittìo improvviso le troncò la parola in bocca; gli spettatori della platea non volevano essere disturbati, e alcuni guardavano in su con espressione di sdegno. Loredana si mise a ridere sommessamente: poi sommessamente continuò a parlare.
— Ha fatto bene a venire a trovarci, — ella disse. — Se rimane fino alla fine, ci può riaccompagnare a casa: io ho la gondola.
— Ma io rimango fino all'alba! — dichiarò Berto, guardando Loredana.
Essa indossava un abito di panno bianco, con la sottana a pieghe verticali e la camicetta di trine; un gran cappello nero dalle lunghe piume posava sulla testolina, dandole un'espressione graziosamente spavalda. Berto si sforzò a imaginare sotto l'abito il bel corpo nitido e giovanile, il tesoro di voluttà che quella eleganza semplice e degna avvolgeva misteriosamente; e vicino a lei, con la spalla destra che sfiorava la sinistra della ragazza, aspirò il profumo che sorgeva dalla gonna e dal collo.
Forse qualche cosa avvertì Loredana dei pensieri che galoppavano per il cervello del suo visitatore, qualche lampo nello sguardo di lui, l'istinto che parla presto e sicuramente nell'anima della donna; essa non gli volse più gli occhi e si rabbuiò in viso.
— Lei ha un trionfo, questa sera! — mormorò Berto. — Veda quanti binocoli sono diretti qui!
— Non è vero? — disse Clarice. — L'ho osservato io pure; ma la contessa non vuol sentirselo dire.
— Hanno ragione, quegli stupidi, — continuò il giovane. — La signorina è deliziosa; non c'è una, in tutto il teatro, che possa starle a paragone. Flopi è ben fortunato!