Filippo tacque, guardando a terra.
— Me l'aveva fatta grossa, — mormorò poi.
— Sai che è un caposcarico; potevi parlargli e persuaderlo a non molestare la tua amica. E anche la tua amica, via, confessiamolo, doveva essere più prudente, metterlo alla porta alla chetichella e non dirtene nulla.
Filippo scosse la testa.
— Loredana non ha alcuna colpa, — ribattè. — È abituata a dirmi tutto; e se l'avesse messo alla porta, io non me ne sarei avveduto e non avrei chiesto spiegazioni? Era il solo che veniva a trovarci, e ci voleva poco ad accorgermi che non c'era più!... E la mamma e lo zio, che cosa dicono?
Il conte Alvise fece un altro gesto in aria, più desolato del primo.
— Non ne parliamo, caro Flopi!... Credo che Roberto pensi a fondar col suo denaro un istituto di beneficenza....
Filippo sorrise.
— Gliel'ho consigliato io! — disse.
— Bravo! — esclamò Alvise. — Non ti conoscevo come benefattore dell'umanità. Quanto a tua madre, povera donna, questo è un colpo, è un colpo grosso.... Sai le sue idee, anche in materia di duello; e qui poi si tratta d'un duello inutile, d'uno scandalo gigantesco.