— Povera mamma! — disse Filippo, meditabondo.
— Dovresti scriverle chiedendole perdono, — suggerì Alvise. — Non ti risponderà, ma la lettera la calmerà un poco, e servirà a prepararti un colloquio.
— Le scriverò; è una buona idea, — dichiarò Filippo. — Quanto a colloquii, non ne avremo: essa mi chiede ciò che io non voglio concederle, l'allontanamento di Loredana. Non voglio e non posso: tu capisci che se oggi, quando è aggredita da tutta una folla, da tutta una città, mettessi Loredana sul lastrico, sarei un farabutto....
— È giusto, — convenne Alvise.
Altri amici sopravvennero, e Filippo li interrogò, e da ciascuno ebbe la conferma che lo scandalo dilagava, che in alto e in basso, nel salotto e nell'osteria, ancora non si parlava se non del duello; qualche amico più addentro nella confidenza di Filippo ripetè, attenuando, i discorsi che correvano, e anche attenuati, specialmente per Loredana, erano oltraggiosi e provocanti....
Le visite si susseguirono fin quasi all'ora del pranzo; e Filippo ne uscì in uno stato di fredda disperazione. Piegò il capo sul braccio sinistro appoggiato alla tavola, e restò immoto a pensare.
XII.
A pensare; ma non seppe mai quanto rimanesse in quella positura.
Lievemente, con un passo che il tappeto smorzava del tutto, Loredana entrò nello studio verso le otto, per chiamar Filippo a pranzo. Ella sorrideva, perchè da qualche giorno era certa della guarigione dell'amante, e quel viaggio a Roma, di cui s'era parlato, le piaceva molto. Intorno a Roma avevan ricamato mille fantasie l'estate innanzi, a Sirmione, poi non se n'era fatto più nulla per le vicende susseguite.