E invece dell'albergatrice, essa vide comparire la Teobaldi, sorridente e incerta.

— Mi perdoni, signora contessa, — cominciò questa, ferma sul limitare. — Ho pensato che lei era sola e che forse avrebbe gradito di scambiar qualche parola con una persona più intelligente che quella povera donna.... Io sono vecchia, ho visto molte cose a questo mondo, ho sofferto, e valgo di più, modestia a parte, dell'albergatrice.... Mi permette?

— Prego.... — mormorò Loredana, stupefatta d'un'audacia della quale non aveva ancora idea.

La Teobaldi s'avanzò guardandosi intorno.

— Ah, molto ben messo, molto carino! — disse. — Come si sente la mano della donna, d'una signora! Ma s'io fossi una signora come lei, indiscrezione a parte, non verrei in un paese bizzarro come questo. Ci sono tanti bei siti, in Cadore, nella Svizzera, nella Scozia, nel Caucaso....

Ella sedette presso la tavola, di fronte a Loredana, la quale non sapeva che cosa dire e che cosa fare.

— Oh ecco il pianoforte! — esclamò la Teobaldi. — Lei suona il pianoforte?

— No, — rispose la fanciulla.

— Peccato! Io suono e canto. Ah sono stata una cantante, modestia a parte, coi fiocchi; e compongo anche; ho delle romanze scritte da me. Tamagno ne ha cantata una l'anno scorso.

Loredana s'accorse che la Teobaldi le cercava con gli occhi la mano sinistra, che la fanciulla teneva sul grembo, mentre aveva l'altra distesa sulla tavola. E capì; l'intrusa voleva vedere se portava l'anello nuziale.