La giovane se ne sentì così turbata, che la fronte le s'imperlò di sudore. Non aveva pensato a quel particolare; veramente non aveva pensato di dover trovarsi mai a conversare con una persona che non fosse Filippo; e ora, se la Teobaldi avesse scoperto ch'ella non aveva l'anello nuziale, avrebbe capito tutto.
— Ah, lei canta! — disse.
Si decise. Levò la sinistra dal grembo e si mise a giocherellare col laccio argenteo del tovagliolo; gli occhi della Teobaldi le si fissarono sulla mano e il suo volto carico di biacca non disse nulla.
— Canto per diletto, da povera vecchia, — seguitò malinconicamente.
S'alzò, traversò il salottino e andò a sedere innanzi al pianoforte, sullo sgabello di reps rosso; le mani corsero agilmente sulla tastiera, mentre la testa accompagnava il ritmo con voluttuoso abbandono.
— « Mon rêve », — annunziò d'un tratto. — Il mio sogno!
Era una romanza, per soprano. La Teobaldi lanciò alcuni trilli preliminari, così acuti che parvero lacerar l'aria, poi iniziò una nenia lagrimosa con un ritornello singhiozzante; la cantatrice tremolava da capo a piedi, e le si agitavano i riccioli grigi sulla fronte; essa aveva gli occhi levati in alto, quasi a cercare il suo sogno tra gli arabeschi stampati del soffitto.
A Loredana parve che stonasse due o tre volte; del resto la fanciulla non sapeva se ridere o piangere, se gridar di rabbia per quella visita sfacciata o cercar di svagarsi al grottesco spettacolo. Pensava a Filippo, che le note tristi del piano e la cantilena funebre le facevan desiderare ancor meglio, con un impeto disperato e selvaggio. Dov'era? Che faceva? Egli pure la desiderava così, la cercava con la mente e col cuore? E aveva visto la mamma sua?
Un grido straziante interruppe il suo pensiero; la vecchia aveva finito e restava con la bocca spalancata, con gli occhi fissi al soffitto e i riccioli definitivamente sciolti sulla fronte, come fulminata dalla passione traboccante. Ma non udendo parola di elogio, si girò sullo sgabello, guardò la ragazza, e disse:
— Eh?...