— L'emicrania! Ha l'emicrania e non me lo dice! — esclamò l'altra, drizzandosi in piedi. — Vada, vada a riposare; io le porterò una boccetta di sali, un rimedio infallibile.... Esco e torno subito....
— No! — disse Loredana bruscamente, atterrita dal nuovo supplizio che la vecchia le minacciava. — Ho bisogno di stare sola. La ringrazio!
La Teobaldi guardò la fanciulla e capì che avrebbe insistito vanamente; la voce l'aveva scossa, aveva sentito un fremito di sdegno e di antipatia in quella che pareva la più docile e la più timida delle ragazze.
— Va bene, va bene, — mormorò. — Buon riposo, dunque; sarà cosa da nulla. Arrivederla, signora....
I suoi occhi cercarono istintivamente di nuovo la mano sinistra di Loredana; e la vecchia non aggiunse « contessa ».
Ma il supplizio della sua presenza, evitato pel momento, si rinnovò più tardi, si rinnovò nei giorni successivi. La Teobaldi, non avendo assolutamente nulla da fare, s'appiccicava alla giovane, l'accompagnava alle Grotte, la seguiva sulla strada di Sirmione, veniva a coglierla quando stava sola in giardino, si presentava in salotto chiedendo di rievocare al piano qualche ballabile antico o qualche canzone della sua giovinezza.
E parlava, parlava, parlava, in dialetto veronese, infaticabilmente; parlava di sè, degli amici suoi, di Loredana, del conte, dei pescatori, di gente del paese che la ragazza non conosceva affatto, dell'orario dei piroscafi, dei trionfi del defunto Teobaldi tenore, dei vini e dei cibi dell'albergo, dei dissapori tra l'oste e l'ostessa, della moda e della cucina, della vita di Venezia, dell'amore antico e dell'amore moderno; e di tutto a rifascio, senza nesso, passando dall'uno all'altro argomento e non mutando mai voce....
Una volta domandò:
— Lei, quando si è sposata?
Loredana fremette e sentì che impallidiva; ebbe la tentazione di rispondere seccamente, brutalmente: « Non sono sposata; non voglio commedie! » Ma gliene mancò l'ardire, e balbettò, guardando in un angolo: