Arrivato a Venezia, Filippo si recò a palazzo Vagli.

Erano le cinque; sua madre riceveva.

Egli, indugiatosi un istante nella grande sala, nella quale non era alcuno, udì le voci che provenivano dal salotto attiguo. Parlavano, a volta a volta, sua sorella contessa Ada de Idris, la contessa Osvaldi, la contessina Fioresi, e dall'acciottolìo di chicchere e di piattini si comprendeva che le gentildonne stavano bevendo il tè.

Filippo era per ritirarsi e salire nel suo appartamento, allorchè la contessina Fioresi, tutta vestita d'azzurro, uscì correndo dal salotto, vide Filippo che s'era messo innanzi a uno specchio il quale occupava intera una parete, e si mise a ridere.

— Colto in flagrante! — esclamò. — Si fa bello, qui, solo? Ma la contessa Bianca ci annunciava poco fa che lei era in campagna....

— Dalla campagna non si può tornare? — disse Filippo, sorridendo e stringendo la mano alla fanciulla dai capelli fulvi.

— Chi c'è? Chi c'è, Giselda? — chiesero più voci dal salotto.

— C'è Flopi che si arriccia i baffi! — rispose Giselda Fioresi; e ridendo uscì per andare a prendere una cartella di musica.

— Davvero, Flopi? — esclamò la contessa Bianca, apparsa subito sul limitare.

Ella era alta e magra, vestita di scuro; dal volto pallido spirava un'aria di maestà e di dolcezza insieme; gli occhi castani avevano sguardi placidi e dritti; la bocca ben disegnata, col labbro inferiore un po' sporgente, sorrideva volontieri. Tutti i capelli della contessa Bianca erano candidi come neve e un poco ondulati.