Filippo si chinò a baciarle la mano; ella lo baciò in fronte e gli disse, presto, sottovoce:
— Che hai fatto? Che hai fatto?
Ma anche le altre signore apparvero sulla soglia, e Filippo si avanzò per salutarle.
— Dove sei stato fino a oggi? — domandò la contessa Ada de Idris, ch'era bionda e aveva una carnagione rosea delicatissima.
— In giro, sono stato, — rispose Filippo. — Avevo qualche cosa da sbrigare a Milano e a Torino.
La contessa Osvaldi, piccoletta, irrequieta, bruna, diede in una risata; ma Filippo non se ne curò, perchè quella rideva sempre.
Tornarono nel salotto, tappezzato di stoffa antica, giallina ad arabeschi tenuemente rosei, che un raggio di sole, penetrando dal balcone prospiciente il Canalazzo, sembrava cospargere d'una imponderabile polvere d'oro.
Ada de Idris, ripreso un discorso interrotto dall'arrivo di Filippo, parlò della campagna. Il conte de Idris era in campagna, e Ada doveva raggiungerlo; poi sarebbero andati a Lucerna, dove l'anno prima s'erano molto affaticati e punto divertiti.
— O perchè vi ritorni? — domandò Filippo, prendendo una tazza di tè dalle mani di sua madre.
— Sai che Leopoldo non vuol campagne romantiche; odia le chaumières....