— Gli ambienti? — ripetè la contessa. — C'è dunque un ambiente nel quale tu abbia il diritto di non essere onesto? Se questo ambiente esiste, un gentiluomo non deve mettervi piede.

— E dàlli! — esclamò Filippo, allungando la mano fino a togliere da un tavolino un astuccio, e accendendo una sigaretta. — Tu sei rigida come la matematica! Non ti dico che io abbia il diritto di essere disonesto; ti dico che ogni colpa ha le sue attenuanti.

La contessa si alzò, passeggiò lentamente pel salotto, a capo chino, meditando; e dopo un istante di silenzio, disse:

— Forse noi non ci comprendiamo. Tu credi che io voglia ascoltare le attenuanti della tua colpa per giudicarti. No, di questo non mi occupo, perchè le tue attenuanti non mi commoverebbero, e la colpa è, in ogni caso, alla tua età, nella tua posizione, imperdonabile ed enorme.

Fece una pausa; sedette di nuovo, sopra un divano, all'altro angolo del salotto. La luce morente che entrava dai poggiuoli aperti illuminò i bei capelli candidi della signora e il viso un po' roseo per l'interna agitazione; c'era in quella donna forte ancor qualche cosa di giovane e di fresco, una purezza di linea e d'espressione, che pareva riflettere la purezza del sentimento e del pensiero. Nei suoi occhi non era mai passata un'ombra.

Soggiunse:

— Ma è di lei, capisci? che io mi preoccupo! Di quella, giovinetta, di quella illusa, di quella tua vittima, io voglio sapere. Che ne farai? È spaventevole pensare che tu non abbia il concetto giusto della vita....

Filippo, che stava scuotendo la cenere della sigaretta in un piattino d'argento, alzò la testa.

— No, tu non sai, ancora oggi, che cosa sia la vita, perchè non sai che valga una creatura di Dio. Credi che quella fanciulla sia nata pel tuo piacere, che il suo corpo, la sua anima, la sua intelligenza, i suoi sentimenti, le sue speranze, i suoi sogni giovanili, tutto quanto è più misterioso, più delicato, più nobile ed alto in una creatura umana, credi sia stato creato per te, perchè tu ne goda e ne abusi, perchè tu ne decida come un padrone e un giudice. E di una fanciulla, ti fai una concubina; e di una concubina farai una donna perduta! Mi parli di attenuanti, per questo delitto di prepotenza e di superbia, per questo scandalo, per questa ribellione alla volontà di Dio? Non ce ne sono, non potresti essere scusato che quando tu mi dicessi d'esser diventato pazzo. Soltanto a un pazzo non si chiede conto di ciò che fa; soltanto un pazzo può essere perdonato se reca ingiuria a Dio nelle sue creature....

Sotto quell'irruenza, stretto in quella inesorabilità di logica, toccato nei sentimenti intorpiditi ma sempre vivi coi quali era stato allevato, Filippo non osò replicare. Mormorò soltanto: