Egli aveva promesso a Loredana di portar notizie di lei alla sua mamma; e quando rivide la casa, con quelle finestre bifore, alle quali la fanciulla s'affacciava un giorno per salutarlo; e quando sentì la familiarità di quel tranquillo angolo di Venezia, dov'egli veniva per salvarsi dalle omelíe della contessa Fausta, per vivere la vita modesta degli altri e dimenticar la propria, inutilmente ricca e fastosa; quando mille ricordi semplici e graditi gli tornarono in folla al pensiero, Filippo non si perdette a riflettere oltre: si avvicinò alla porta, dipinta in verde scuro, con un bel battente di bronzo foggiato ad anello che una testa di leone teneva fra le mandibole; e suonò il campanello.

A una delle finestre si affacciò indi a poco la domestica, piccoletta e nera in viso, che voleva bene alla fanciulla.

Essa fu così stupita alla vista di Filippo, che mandò un'esclamazione:

— Maria a te provveda! Il conte! Il conte! Il conte!...

E d'un subito si mise a correre per la casa, in cerca della signora, gridando a perdifiato:

— Il conte! Il conte! Il conte!

La signora De Carolis, che era occupata a stirare, accorse tutta maravigliata e tremante; si affacciò alla finestra ella pure, s'assicurò che il visitatore era il conte Vagli, e infine si decise a tirare il cordone.

La porta s'aperse, e Filippo entrò.

In alto della scala, proprio sull'ultimo gradino, vide ritta e pallida la signora Emma; la quale, senza rispondere al saluto di lui, scese qualche scalino per abbreviar la distanza, e domandò con voce rauca:

— E Lori, dov'è?