— Non minacci!

— No, non minaccio, — disse la signora più calma. — È stato Dio che l'ha mandato, per quest'atto di pentimento e di sincerità....

Tacque, guardò Filippo, che pareva in quell'istante un fanciullo domato, un mendico febbricitante, così scosso dal tremito implacabile. La signora si ritrasse, perchè non voleva mostrar gli occhi che le si velavano di pianto, e uscì in fretta.

Filippo rimasto solo, si guardò intorno come trasognato....

Era dunque la realtà, quella? Non doveva più vedere Loredana, la sua bella, la sua cara amica, e non più baciarne i capelli bruni dai riflessi dorati, e non più udirne la parola, e non più farla fremere di piacere e di gioia? Quale demonio l'aveva così scioccamente condotto in quella casa, a chiedere un più sciocco perdono, a dire stupidamente dove Loredana era nascosta?

Tutto crollato, tutto finito in un lampo! E Loredana, la fiduciosa amica, abituata a considerar lui come il più forte, il più libero, il più saggio degli uomini? Che avrebbe pensato?...

La porta della saletta si aperse ed entrò la signora Emma, recando ella stessa un vassoio col caffè e una bottiglia di liquori.

— Prenda qualche cosa, — ella disse. — Le ho preparato un caffè; beva una goccia di cognac.

Essa versò, mise innanzi il vassoio a Filippo, riempì di cognac un bicchierino, glielo porse: egli lasciava fare, macchinalmente, e sorbiva il caffè, senza sentirne il gusto.

— Non capisco, — disse a un tratto, rimettendo sul vassoio la chicchera. — Non capisco. Loredana torna qui? Lei va a riprenderla?... E io....