Loredana, allora, osò guardarlo un istante con un lieve sorriso. Dalle poche parole scambiate con Filippo, riconosceva bene l'uomo che Filippo le aveva così spesso descritto, e sentì una strana gratitudine pel signore che non si occupava di lei. Forse egli stesso, molti anni addietro, aveva viaggiato in qualche parte del mondo con una fanciulla; certo, i suoi amori non erano stati sempre regolari; aveva fatto male e aveva fatto bene, aveva visto molte cose esotiche, molti paesi lontani, aveva conosciuto molta gente, ormai dispersa. E non giudicava.


II.

A Desenzano, di piena sera, sul piazzale della stazione, si dovette aspettare che i bagagli di Filippo fossero caricati.

Il conte Roberto era già salito nell'omnibus dell'albergo; Loredana vi si era pure rincantucciata, all'angolo opposto; solo Filippo restava fuori, impaziente, presso la fanciulla.

— Dimmi, — chiese il conte Roberto. — Hai molti bagagli?...

— Cinque bauli, due valigie e tre cappelliere.

— Santo Dio, potevi dirmelo.... Avrei preso una carrozza, per non rimanere in questo sporco omnibus ad aspettare tanto!

Filippo si mise a ridere.

— Ora vengono, zio!... Eccoli qua.