— Che ne dice?

— Di che?

— Ma di questa partenza. Ha visto com'era disfatta la signora contessa? Che ne dice, lei?

— Io? Io ho l'abitudine di non impacciarmi degli affari altrui, — sentenziò la Teobaldi. E aggiunse, con una occhiata di traverso: — E lei farebbe bene a imitarmi, per rispetto ai suoi ospiti!

L'albergatrice rimase intontita, fulminata da tanta austerità, alla quale non trovava altra spiegazione se non che gli artisti son tutti pazzi da catena.

Ma intanto la Teobaldi l'aveva piantata sulla soglia; e quasi ad aumentar la stupefazione della femmina, riprese con tono imperativo:

— Domattina alle otto, una carrozza per Peschiera!

L'ostessa spalancò la bocca, e allargò le braccia.

— Come, signora Clarice, vuol partire anche lei! — esclamò la povera donna. — Sarebbe offesa per quel che le ho detto, senza intenzione...?

— Che partire! Faccio una scappata e torno; starò fuori poco più d'un'ora in tutto.