— E questo, che cosa è? — domandò Filippo guardando il pezzetto di carta.
— È la ricevuta del telegramma, che ho spedito stamane per ordine della signora contessa, — rispose Clarice, pensando che non le conveniva far comprendere al conte tutto ciò ch'ella aveva imaginato.
— Ah, l'ha spedito lei! Loredana ha dato a lei questo incarico! — disse Filippo. — Lei è stata a Peschiera?
— Sì, signore, — confermò Clarice. — La signora contessa era molto buona con me.
Filippo diede un'occhiata alla Teobaldi, poi, come colpito da un pensiero improvviso, soggiunse:
— Io devo ritirare i bauli; vuole aiutarmi a mettere un po' d'ordine, signora Teobaldi?
Clarice non credeva alle proprie orecchie; le maniere cortesi di Filippo, l'accoglienza gentile, l'invito a dargli mano, la mandavano in visibilio. Ella squadrò l'ostessa, ch'era rimasta in disparte, e rispose:
— Io sono molto onorata, signor conte....
Filippo la precedette sulle scale, arrivò al primo piano, aperse, fece entrare la Teobaldi, richiuse. Egli, che pur sentiva crescergli in cuore una disperata amarezza, non battè ciglio, vedendo sul divano il cappellino dell'amante.
— Si sieda, — disse alla Teobaldi. — Mi aiuterà quando le dirò io.