Da un largo baule pendeva il mazzo delle chiavi; Filippo aperse, e riprese:

— Ecco, signora Teobaldi; qui occorre la sua opera. Il baule della biancheria non può essere spedito così.

Clarice si alzò dalla poltrona, quasi spinta da una molla, e corse a vedere: la biancheria era magnifica, in tela finissima, ornata di merletti e di fettucce.

— Ora ci penso io, — dichiarò la Teobaldi.

E mentre con cura meticolosa estraeva dal baule la biancheria, per riporvela poi sapientemente, Filippo prese una sedia e si mise a sedere vicino.

— È partita ieri sera, con sua madre? — egli domandò in capo a un attimo d'esitazione.

— Sì, signore. Sono andate in carrozza a Desenzano, e di là hanno preso il treno, io credo.... Ma che stupende sottane!...

— Ed era allegra? — chiese Filippo.

Clarice, che passava con un carico di sottane bianche sulle braccia, si fermò.

— Ah no, signor conte! Anzi, è stata malissimo, durante il giorno.