—Oh, Cesare,—disse Emilia.—Non affliggetemi anche voi; ascoltatemi…. Le sue speranze eran fondate sopra un malinteso, sopra un inganno….
—Un inganno?—ripetè l'uomo.—Che cosa?
—Sì; era felice, ma per sè; insisteva sull'idea della mia libertà, soltanto per conquistare la propria…. Non vedeva se non questo; non capiva, non si augurava che ogni cosa avvenisse in breve, se non per essere libera, per vivere sola, per viaggiare….
Vi fu un intervallo di pausa. Cesare guardava Emilia, trasognato e quasi sorridendo.
—Per vivere sola?—osservò poscia, decisamente sorridendo.—E tu non volevi ammettere ch'ella leggesse troppi romanzi!… Sono idee trovate fra quelle pagine….
—Cesare,—disse Emilia bruscamente,—voi non capite la gravità di quanto vi narro, perchè non imaginate l'animo di mia sorella, non sapete di che cosa è capace per una follia o per un sogno…. Quando le ho annunziato i nostri disegni, la necessità ch'ella vivesse con noi, ha gettato un grido come cadesse da una grande altezza…. Sta male, e tutto mi atterrisce…. Tutto mi atterrisce,—seguitò con voce tremula, già prossima al pianto.—Una piccola contrarietà le ha portato altre volte conseguenze gravi, e questo è un forte dolore per lei….
Invece di proseguire, Emilia trasalì; stette in ascolto, il busto prono, gli sguardi al limitare del chiosco, ove la luna delineava fra le macchie degli alberi un lungo viale, quant'era lungo impolverato d'argento.
—Il romore delle foglie,—spiegò sotto voce il Lascaris, che aveva origliato a sua volta. E riprese incalzando:—Dunque? Dunque?… Che cosa vuole?
—Un fruscìo, non il romore delle foglie,—osservò la donna ancòra
inquieta.
—Non vi può essere alcuno, Emilia; ho girato tutto il giardino, aspettandoti…. Suvvia, dimmi….