—Oh, non chiedetemi!—proruppe la donna, cedendo alla nervosa tensione e singhiozzando.—Non chiedetemi nulla, non so nulla, non potrei rispondere!… Tutta la mia esistenza è avvelenata; io non mi riconosco…. Soffro, soffro, soffro!
Si torceva le mani, piangendo ora fra le braccia di Cesare accorso a lei, commosso della commozione dura e illacrimante dell'uomo.
Rimasero stretti un lungo intervallo in amplesso convulso, senza parlare, e tuttavia disgiunti, opposti, nello scatenarsi d'opposti sentimenti per una medesima persona.
L'odio, l'odio solo, l'odio fremeva nell'anima di Cesare, quanto più sentiva tenerezza e dolore per l'amante disperata; l'odio arrivava a fargli rammaricare d'aver più volte soggiogato l'impulso che lo spingeva contro la fanciulla, a fargli rammaricare di non averla martirizzata di spavento, egli che con una parola avrebbe potuto ucciderla!
Ma già Emilia, dominando la crisi, interrogava, la voce un po' rauca per le lacrime:
—Aspetteremo, è vero? Ella capirà, più tardi; e noi aspetteremo, ci ameremo così…. Dimmi?—Non è cattiva, non vuol farci male; si tratta forse d'un capriccio improvviso, e noi avremo ancòra pazienza…. Tu mi aiuterai a vincerla; tu sai parlare meglio di me, e a poco a poco verrà a comprendere le nostre ragioni…. Dimmi!
Il silenzio all'intorno era solenne e poderoso; anche il rombo del mare aveva taciuto nel grande assopimento notturno; così che gli amanti circonfusi dalla complice sicurezza avevan di poco levato il tòno delle voci, senza bisbigli ormai, senza susurri.
—Poichè non osi….—disse il Lascaris.—Poichè non osi….,
aspetteremo!
E già in mente fermava di non aspettare oltre, di affrettare con qualunque mezzo, a qualunque costo, la soluzione.
—Non oserò mai acconsentire a simile follia, che è momentanea,—dichiarò Emilia.—E se tu fossi calmo, tu stesso non oseresti consigliarmi ad abbandonare mia sorella….