Qui l'astuzia femminile si drizzò repentina, istintiva; perchè, nonostante l'ambascia di quell'ora, nonostante la tenebra in cui la sua anima era avvolta, Emilia vide a un tratto la possibilità di attirar Cesare in inganno.
Proseguì, accortamente lenta, togliendosi alle braccia di lui e andando a sederglisi a viso a viso:
—Sai tu stesso che la sua salute è fragile…. Questo, il vero, il grande pericolo!… Ella può ammalarsi di nuovo, e si troverebbe sola, sola, in quali mani! È il pericolo peggiore d'ogni altro…. Può ammalarsi gravemente, gravissimamente ancòra; lo prevedi anche tu?
—Sì, certo,—rispose il Lascaris, senza difendersi, assorto nel pensiero molesto del ritardo, nel pensiero difficile di giungere tuttavia all'amore, al possesso.
—La sua, è di quelle malattie che non guariscono,—seguitava la donna, dissimulando il brivido ond'era stata presa all'inconsulta affermazione.—La sua malattia è orribile, senza speranze!… Ascolta!…—mormorò improvvisamente, con la voce fioca.—Che cosa è questo?… Un romore!
Addossato a uno dei tronchi i quali sostenevano il chiosco ai quattro angoli, il Lascaris appena gettò uno sguardo fuori, dicendo:
—Sarà Nero, che passeggia….
—L'ho messo io alla catena, Nero…. Non può essere.
Ascoltarono allora tutt'e due, guardandosi; ma sùbito echeggiò da lungi il ritmo fragoroso d'un treno; veniva crescendo, si spezzò in cadenze distinte, accompagnato da un tremulo fischio; riprese l'onda unisona, s'affievolì e si spense.
Ancòra una pausa, ad ascoltare il silenzio susseguito; indi, Emilia procedette decisa: