Giunta innanzi alla sorella, Roberta sentì nel cuore l'odio aprirsi un varco fino al fondo, e il corpo gelarsi di repulsione.

Fiaccata dalle paure della notte prima, Emilia era stesa sul divano, tranquilla e composta, similmente che nel riposo della morte. Di fianco a lei, sopra un tavolino era un calice d'acqua ghiaccia, per le labbra in arsura; insaziabile, la sete della fatica doveva torturarla.

Ma nel rilassato atteggiamento conservava pur sempre la superbia della bellezza; ma con largo ritmo il seno si alzava e s'abbassava in un valido respiro; ma il busto libero dalla fascetta era centrifugo e scultorio; ma era tutta bella, la giovane, la forte, la destinata ai gaudii molteplici del vivere; tutta bella, dalla massa robustamente cupa della capigliatura, ai piccoli piedi serrati negli alti stivaletti. Colma di grazie fisiche, era un'arpa dalla quale poteva la passione risvegliar gli echi vibranti delle intime felicità, che inebbriano gli uomini.

Dormiva?… Pensava?…

Dentro la fronte, più angusta per i riccioli tenaci, chiudeva o credeva chiudere il secreto della fine prossima della sorella, con altri secreti d'amore, con altre secrete intenzioni di voluttà e d'avvenire. Nè mai la terribile consapevolezza del lutto imminente si sarebbe tradotta in parole; Emilia, come il Lascaris, come i medici, come tutti, voleva perseverar nell'inganno, fare sperar Roberta, additarle il futuro da cui la fanciulla era divisa per un abisso insuperabile.

Oh, la spaventevole realtà, balzata alla gola della giovanetta quasi una tigre dal covo!

Aveva udito; prima, aveva udito parole d'amore, le quali non le avrebbero dato impeto alcuno di rivolta; aveva indovinato gesti e baci, i quali avevanle svelato l'amore come un'inclinazione grottesca, assurda, e pur piacevole, se nessun curioso poteva notarne la forma delirante.

In ultimo, dalle labbra più pronte a mentire e a ingannare, in ultimo aveva ascoltato la propria condanna, chiara, fredda, atroce!

Sì, il falso amico, l'uomo da lei già ammirato non per altro se non per la forza prepotente del suo egoismo, colui che trattandola aveva dimenticato ogni riserbo, teneva dunque chiusa nell'animo la certezza ch'ella era per morire in breve; e la beffava del suo presentire, e ne calpestava i sentimenti, e godeva a farla vibrare di speranze folli!

Divincolandosi sotto il morso feroce della realtà, ella aveva gettato un grido fievolissimo; e s'era messa a correre inavvertita nell'ombra, rientrando in casa non avrebbe potuto dire in qual modo.