—Addio, cara,—susurrò, baciandola, stringendola al petto.—Addio; riposa.
—«Che cosa è?… Che cosa pensa?…»—chiese Emilia a sè stessa, nell'atto in cui rendeva i baci. E per celare nuovamente il fremito improvviso, disse a voce alta:
—Siamo tristi tutt'e due, oggi….
Le rilucevano negli occhi le lacrime, e volse il capo, sciogliendosi presto da Roberta.
—Non farmi aspettare troppo,—soggiunse.—Tornerai per il pranzo, è vero?
Avrebbe voluto vivere ora per ora, minuto per minuto, l'esistenza della sorella; non allontanarsene mai più, non perdere un attimo della vita di lei; adorarla come una fragile e pura idealità, luminosa di grazia e di sventura.
—Ma sì; quante volte me lo chiedi?—osservò Roberta con un sorriso stentato.
Poi, sul limitare si rivolse:
—Non impensierirti per me,—soggiunse.—Riposa.
E abbozzò un saluto ultimo con la mano.