Emilia, ritta in mezzo alla camera, ebbe ancòra un dubbio.

—Aspetta!—disse.—Mi vesto…. Verrò anch'io….

Roberta aveva chiuso l'uscio, e discendeva.

Allora Emilia corse alla finestra che guardava in giardino, e vedendo la sorella passare indi a poco, mosse le labbra per ripetere la preghiera. Ma di nuovo, il destino la trascinò:

—«No, è inutile; di che cosa temi? Va a Nervi; perchè inquietarla con le tue paure?»

E la donna, obbedendo, cadde sul divano, e scoppiò in pianto dirotto.

In istrada, la prima persona che s'offerse allo sguardo di Roberta fu Cesare Lascaris, il quale era incamminato verso la villa, quietamente, secondo l'abitudine. L'espressione di lui appariva serena, della serenità fredda ed energica, onde quel volto era riuscito dapprima spiacevole alla giovanetta.

Cesare la scorse e la salutò; ma poichè faceva l'atto d'andarle incontro, Roberta attraversò la via e passò sull'altro marciapiede.

Egli ignorava d'averla ferita a morte con una parola; egli ignorava d'aver messo in quel cuore un gruppo di vipere infaticabili…. Appena vistala, aveva già forse preparato la frase di speranza e d'inganno…. E andava da Emilia a parlar d'avvenire!…

—«Costui potrà consolarla,—si disse Roberta.—Potranno consolarsi tutti in breve!»—