Ai commessi parve una strana compratrice.
Era molto distratta; non osservava la merce, e faceva domande alle quali non aspettava risposta. Dal negoziante di valigie aveva dimenticato di ritirar l'avanzo di cinquecento lire e avevan dovuto rincorrerla per consegnarglielo.
I suoi occhi s'offuscavano d'una espressione poco men che atterrita quando qualcuno le diceva la frase abituale:—«Vedrà, signora, che questa stoffa le farà una gran durata.».
Ed era molto, molto stanca; si sedeva appena giunta e non si alzava se non per uno sforzo visibilissimo. Dalla sua guantaia, aveva chiesto un cordiale, un po' di liquore, e aveva trangugiato un bicchierino di cognac, ch'era parso animarla un istante.
Risalì in carrozza, e si fece condurre alla stazione di Piazza Principe. Si rammentò, in quel punto, della lettera; pensò che, inviandola per posta, non sarebbe arrivata se non la dimane, ed Emilia avrebbe sofferto un'altra notte di dubbii, più spaventosi di qualunque spaventosa certezza. Chiuse la busta, e quando fu alla stazione guardò il cocchiere, il quale la conosceva e aveva frequentemente servito le due sorelle. Poteva fidarsene.
—Voi tornate a Nervi?—gli domandò Roberta.
—Sì, signorina, sùbito.
—Sùbito; bisogna vi andiate sùbito; io vi pagherò il ritorno. Ma vi spingerete fino a casa mia, e consegnerete questa lettera alla signora, sapete? l'altra signora che è sempre con me…. Andate sùbito; non fermatevi per via…. Fra un'ora dovete essere lassù!
Poi, quando l'uomo voltò briglia e traversò la piazza, stette a guardarlo fin che le si tolse alla vista…. Fra un'ora sarebbe arrivato…. Oh, solo a vederlo comparire, solo a leggere la soprascritta della busta, Emilia avrebbe gettato un grido!
La fanciulla si strinse nervosamente le mani fino a farle scricchiolare; diede un'occhiata in giro ad assicurarsi nessuno avesse rilevato l'atto; ma non v'erano se non viaggiatori frettolosi e portatori in attesa di bagagli.