Il treno si lanciava sotto la bella luce del tramonto tingente di carnicino gli edifizii dei sobborghi di Genova e poi la conca azzurra del porto, reticolata d'alberi di navi, ingombra di barchi massicci.

Chi era lo sconosciuto? La mancanza d'Emilia doleva con nuova forma; Emilia sapeva bene rassicurar la sorella, diffondeva attorno a sè un'aura di tanta fiducia, che Roberta ne viveva giorno e notte. Ora, Emilia non v'era più. Roberta l'aveva abbandonata, e si trovava sola di fronte ad uno sconosciuto.

Una paura strana l'afferrò; si mise a tremare, irrigidendosi con le mani nude strette ai bracci del sedile; se l'uomo avesse fatto un movimento, ella avrebbe gettato un urlo, poichè senz'altro Roberta aveva stabilito ch'egli era un ladro e che doveva ucciderla….

Ma il viaggiatore trasse dalla valigia un libro, vi cercò la pagina segnata, e cominciò a leggere; allora, a poco a poco, di tra le ciglia, cautamente, la giovanetta si sforzò a indovinare il titolo del volume, e quando giunse a comporre in mente le lettere, e quando scoperse ch'era un romanzo cui ella conosceva ed amava, il cuore le battè di gioja infantile, e concluse che lo sconosciuto non era un ladro, non doveva ucciderla.

Poi, con la medesima astuzia lenta, si studiò a osservare l'uomo, inosservata.

Egli era giovane ed elegante; nel volto un poco abbronzato luccicavano gli occhi neri ed acuti; aveva un profilo quasi rettilineo, volitivo; la testa era bella; la bocca pura, con labbra sensuali, coi mustacchi piegati in su. Apparteneva alla razza di quelli che mai non hanno lavorato in nessuna cosa, e mai non lavoreranno. Roberta aveva incontrato simili uomini ai bagni, ai teatri, ai concerti, ovunque s'offriva un passatempo di moda o un trattenimento per lo spirito; e sempre ella aveva avvertito una specie d'attrazione verso i giovani epicurei, lasciandosi cogliere dalla forma della loro cortesia, dalla scelta della loro eleganza.

Anche ora, guardando lo sconosciuto, la fanciulla si fermava all'apparenza; non rilevava una piega amara all'angolo delle labbra di lui, nè sul volto l'energia fosca di chi si getta ai piaceri passionatamente, correndo l'alternativa d'uscirne per un mortale disgusto, o di non uscirne se non insieme con la vita. Pareva uno di quegli uomini, cui la donna unica può arrestare, salvare, vincere e domare col dono della propria esistenza, della verginità assoluta, con la forza d'una sincerità non attesa.

Egli aveva notato nella giovanetta il destreggiar degli sguardi, e pur fingendo di leggere, si lasciava studiare; ma quando appena s'accorse che la compagna era tranquilla e sicura (forse, molto aveva giovato una piccola corona, dominante due cifre intrecciate sopra la targhetta argentea della valigia),—egli stesso, con maggiore astuzia, non lasciandosi mai sorprendere, guardò Roberta a lungo.

Fu colpito dalla bellezza malinconica di quel viso giovanissimo, prima ancòra che dall'aspetto di sofferenza onde il viso e il corpo sembravano chiedere sollecitudine. La fanciulla sfolgorava negli occhi, pieni di febbre e tuttavia ignari di sguardi procaci e ingannevoli; le labbra curve eran deliziose di colorito, un poco umide; per tutto il volto, la stanchezza, la commozione, la malattia, avevan diffusa un'ombra grave, in aperto contrasto con la palese giovanezza di Roberta. Non mai era stata così bella, e il sole morente che dallo sportello la illuminava senza darle molestia, cresceva forza al significato romantico della gentile figura.

Lo sconosciuto ritornò al libro aperto, notando un'occhiata della fanciulla, che sembrava disporsi a continuare il suo studio. In verità, il giovane attirava l'attenzione di lei potentemente, ed ella cominciava a farsi delle domande che non trovavano risposta; andava a Nizza egli pure? come si chiamava? era ammogliato?… Cercò sulle dita di lui il cerchietto d'oro, ch'ella credeva indivisibile dalle persone non più libere; ma alla mano destra, nuda, non aveva anelli, e la sinistra era ancòra guantata. E perchè non parlava? In molti romanzi, Roberta aveva letto i dialoghi d'un giovane e d'una giovane incontratisi nel treno; e veniva poi una sfilata, di capitoli interessanti, che si rannodavano tutti a quel primo capitolo dell'incontro. Lo sconosciuto non le parlava, non la degnava d'uno sguardo; credendo fare piacere, aveva tirato la cortina per toglierle il sole ultimo, e sùbito s'era rimesso a leggere, in modo ch'ella non aveva potuto ringraziarlo con un cenno del capo, come in quei romanzi…. Egli pure vestiva un abito grigio, calzava stivaletti di cuoio giallo,—aveva i piedi piccoli—e il collo della camicia era molto alto, con una cravatta enorme, di gusto inglese. La fronte di lui era ampia, con qualche sottilissima ruga, visibile a pena; ma i capelli erano tutti nerissimi, naturalmente lucidi, un poco arricciati. Solo, pareva a Roberta ch'egli fingesse di leggere, perchè non voltava mai pagina; e a un tratto, ella s'avvide con maraviglia, che lo sconosiciuto non poteva leggere affatto, perchè aveva ripreso il libro capovolto. Cominciò a temere di nuovo; perchè fingeva? a che cosa pensava?