Ma eran parole o intricate formule di magìa, capaci di denudare colei?

Dove le avrebbe egli scoperte, in qual lingua, fra quali documenti di anime appassionate?

Era dunque possibile che le agili e bianche dita salissero al corpetto e intonassero la sinfonia classica dei bottoni che si slacciano?

E tuttavia qualcuno l'aveva già posseduta…. Quale uomo? Un uomo scomparso, travolto nell'eternità, lasciando ad altri, per altri, il fiore da lui appena schiuso e intravisto…. Ma da tempo sì lontano—(la voluttà più astuta non lascia traccia se non in ricordi simili a pigmei, i quali corrano dove son passati i giganti)—da tempo sì lontano, che il corpo della donna era puro, immemore, e i frutti del suo seno avevano obliato le labbra tremanti del maschio.

A pranzo in casa di lei, un giorno Cesare potè contemplarla perdutamente e vivificar le limpide acque della fantasia, in cui l'imagine d'Emilia si rispecchiò senza più timore di venir cancellata.

Fu un pranzo al chiaro di luna, perchè cominciato assai tardi aspettando il dottor Noli, che giunse nella penombra del grasso pomeriggio estivo. La luna, sorta dietro le rocce di Portofino, interamente rossa in un guazzo rosso a filamenti, era nell'ascesa diventata a mano a mano pallida, aveva preso la sua espressione di bamboccio anemico e imbronciato. Al momento di chiuder la finestra e d'accendere, i raggi entrarono inattesi, le lampade furono dimenticate, e il pranzo continuò tra il pulvìscolo argenteo.

In faccia a Cesare, Emilia apparve quasi un busto marmoreo.

Pel cielo correvano alcune nuvole fioccose; non velavano ma attutivano il raggio, facendolo più molle e più serico. La luna restava sullo sfondo cilestrino a guardar dolente le nubi che sfilavano, disperdendosi in forme rapide e balzane.

Emilia si levò, mentre sull'astro le nuvole gettavano il velo traslucido; e si rivolse a prendere un Trionfo d'argento che non avevan ricordato di porre in tavola. Ritta allora così, col Trionfo carico di tonde pesche mature e di grappoli d'uva ricadenti, la donna si fermò innanzi alla finestra, giusto nel punto in cui succedeva alla gradazione della luce pulviscolare, una più tenue e morbida. Fu illuminata intera, tra una gloria di bianco lucido, di bianco latteo, e di bianco….; parve più alta, la testa cinta nel diadema di nerissimi capelli, gli occhi grigi dilatati dalla notte; una divina statua.

Cesare fu preso dal bisogno istintivo di parlar sottovoce, d'ascoltar qualche racconto strano e cadenzato, il quale, come un fresco ragnatelo d'argento, gli avvolgesse il cuore….