—Che cosa Le ha detto mia sorella?
—Non è vero?…—esclamò Cesare. Gli occhi gli scintillavano, e il respiro gli usciva dal petto caldo e vibrato.—Non è vero?… Mi ha detto che Lei è fidanzata…. Ma non è vero?…
La donna crollò il capo, continuando a sorridere, con un senso più mesto.
—Roberta,—disse,—ha voluto scherzare. Qualche volta passa il segno e commette delle fanciullaggini; ma è allegra così di rado, che bisogna perdonargliele…. Non è vero nulla…. E Lei ha creduto? Io non sono fidanzata ad alcuno; non lo sarò mai, ad alcuno…. E Lei ha creduto sùbito! Le sembra che io potrei abbandonare Roberta?
Parlava con voce debole, molto commossa, tenendo gli sguardi alla tempesta; e Cesare le si era un poco avvicinato per non perdere sillaba.
Il mare ai loro piedi ruggiva…. Spingendo l'occhio oltre l'insenatura, si vedevan le onde infaticate battere disordinatamente per tutta la lunghezza della spiaggia, fino a Nervi: e gli spruzzi si levavano altissimi, aprendosi a guisa di Ventaglio e ricadendo tra il bulicame della spuma.
—Perchè?—domandò Cesare stupito.—Lei non abbandonerebbe sua sorella? Innanzi tutto, abbandonare è cosa diversa….
—Più piano,—interruppe Emilia, temendo che Roberta non udisse.
Il cuore le batteva in tumulto, ascoltando le parole divenute intime, segrete, come già l'uomo avesse confessato il suo amore e già parlasse per difendere la propria conquista.
Egli aveva sentito nel fondo dell'anima scatenarsi la malvagità egoistica, per la quale voleva ogni cosa al suo dominio e non poteva soffrire ostacolo alcuno. S'era fatto un po' pallido, gli occhi neri lucenti; aveva guardato in basso, verso Roberta, con un lampo d'odio improvviso.