—Non posso, mi lasci: sono malata,—rispondeva la fanciulla, ora distrattamente, ora con un'esclamazione di strazio indimenticabile.

—«Sì, non ha un anno di vita,—pensava il dottore.—Perchè la tormento?»

La condanna crudele, senza scampo, dava giusto al Lascaris tanta libertà con Roberta. I suoi discorsi non interamente scettici, ma già troppo scettici per l'inesperta ascoltatrice, la sua intimità ardita, pericolosa, la quale nessuno sapeva fin dove sarebbe giunta, avevano scosso lui medesimo; e non si liberava dal dubbio di coscienza, se non pensando:

—«Muore: non ha dimane. Sarà almeno vissuta.»

Salvare la fanciulla non poteva; crescevagli l'odio per quel fragile e infrangibile ostacolo alla sua passione; e tuttavia avrebbe voluto accendere la moribonda giovanezza di Roberta, non lasciarla spegnere così, semplice larva. In lui, simile tentazione non era nuova; spesso, innanzi ai casi di fatali malattie con prògnosi sfavorevole, s'era sentito spinto ad avvertir l'ammalato. Avrebbe detto volentieri:

—«Voi avete diritto a vivere diversamente da noi, che siamo sani e rappresentiamo l'esempio e l'avvenire. Toglietevi dal volto la maschera, gettate lungi l'ipocrisia atavica. Siete liberi!»

E pensava al terribile spettacolo di quei morituri, che avrebbero traversato il mondo in cerca d'una plaga serena, ove sfrenar la rabbia degli ultimi piaceri.

Ma se in tutti gli altri casi l'uomo era stato vinto dal medico, egli per Roberta non era più il dottore che compiange e passa: aveva rapito a Emilia qualche cosa delle sue ribellioni contro il male.

Indi, il combattente si rialzava improvviso da quelle prostrazioni sentimentali. Egli voleva Emilia; ogni giorno il bavaglio imposto al suo amore lo torturava vie più; Roberta doveva morire, poichè era l'ostacolo…. Cominciava anzi a sospettare che la fanciulla si prestasse all'anormalità dell'imprevista confidenza non per altro se non per distrarlo e sviarlo dalla sorella…. Lo infiammavano allora l'inquieto egoismo, la caparbietà di raggiungere un fine con qualunque mezzo…. No: no: egli non si lasciava sviare…. La tentazione era forte, senza dubbio: si sarebbe detto che la febbrile audacia di Roberta dèsse l'adito a tutte le speranze. Ma Cesare nelle sue inclinazioni, per indole e per sapere era normale: amava la sanità quanto la bellezza, e non poteva cader vittima d'un inganno momentaneo dei sensi.

Il giorno stesso in cui aveva secretamente fatto pervenire a Emilia una lunga lettera appassionata, fu attentissimo a Roberta, fraterno. Il cuore gli batteva in petto, da spezzarsi; quando Emilia comparve taciturna e pallida, egli si sentì così goffamente intimidito, che non osò guardarla in volto, nè dirigerle la parola.