Poi la sostenne in piedi, e le disse ridendo, impassibile:
—Che nessuno lo sappia!
XII.
Per aprire il cancello cigolante, egli approfittò del fragore d'un treno che scivolava nell'ombra notturna.
Il vento taceva; le cime degli alberi stavano tutte immote; tra i filari degli aranci, le lucciole non trescavano più. Risonava di tempo in tempo la caduta d'un frutto delle palme, o il gracidar già fievole dei ranocchi, su in alto nel serbatoio delle acque irrigue.
Il giardino grigiastro susurrava con un brivido ignoto alla vita diurna, e qualche cosa placidamente singolare era fra le lucide frasche delle magnolie, fra le chiome dei palmizii, fra i cespi dei fiori….
Cesare entrò.
Il passo cauto sulla ghiaia aveva risvegliato l'attenzione del cane di guardia, che accorreva latrando. Si udiva il galoppo della bestia; e quando gli fu vicina, Cesare la chiamò sottovoce:
—Nero, silenzio! Qui, Nero!
Il cane, un bastardo, di grandezza mediocre, nero col petto bianco, fiutò l'uomo e tacque; si scrollò e ripartì di galoppo, mandando ancòra qualche latrato, lontano, per chiasso.