—Nero! Povero Nero!—ella mormorò, vedendo il cane sbucar da un viale, e tornare a lei.
Esso veniva cautamente, trascinandosi dietro la catena; Emilia si chinò a staccargliela dal collare, e il cane si drizzò a ringraziare, scodinzolando.
—Va, va, Nero!—disse Cesare, a bassa voce.
—È inquieto: vuol seguirci,—osservò Emilia.—Non si fida….
—Non si fida di me,—soggiunse il Lascaris, sorridendo.
Emilia gli strinse la mano in silenzio. Quanto più procedeva, tanto più si smarriva di coraggio; l'inutile audacia di ciò che stava per fare, le sembrava enorme.
—Sai quale pericolo affrontiamo?—bisbigliò, quando giunsero a' piedi della breve scala di marmo—….Di notte, ella si sveglia, e qualche volta entra nella mia camera,
—Perchè?
—Ha paura.
—Di che cosa?