La giovane fece un gesto perduto, rabbrividendo.

—E tu temi anche per questa notte?—chiese il Lascaris, con lo stesso fremito.

Emilia tacque, guardò la scala bianca, e, al sommo, la porta chiusa.

—Vieni, vieni!—ripetè febbrilmente.—Non temo nulla…. Ti ho promesso….

Parve infinita la breve scala; parve ai due innamorati che nella oscurità qualche spirito potesse ergersi minaccioso; sentirono il respiro affievolirsi e il battito del cuore crescere vertiginosamente. Procedettero, sapendo pure che ad ogni passo il pericolo aumentava.

—Eccoci!—susurrò a un trattò la donna, aprendo cauta un uscio.—Sei nella mia camera.

—Chiudi la porta che comunica, ed accendi, accendi un lume, una lampada,—pregò Cesare, stringendo Emilia fra le braccia.

—No! No! Sei pazzo?—balbettò questa, tutta tremante.—Se non dorme?… Udrà il romore, vedrà la luce….

Ebbe un sussulto che la scosse dalla testa ai piedi. Le sembrava già di scorgerla sulla soglia, d'ascoltarne il grido…. Come erasi potuta dimenticare così? In brevi ore, ella s'era mutata, compieva degli atti di cui non aveva quasi coscienza, e che in pieno giorno le sarebbero parsi d'un'arditezza proterva e malsana.

—Perchè siam venuti qua su?… È una cosa spaventevole, Cesare!—continuò, soffocata dalla paura.—Ella cammina così adagio!… E l'uscio è aperto; non si può chiuderlo; stride.