—Suvvia, anima,—tentò l'uomo,—non pensare…. Dorme!…

Parlavano senza vedersi, ritti ed abbracciati, con le voci morte; a un passo da loro, non si sarebbe udito verbo. Infine, dopo una pausa d'angoscia, Emilia dichiarò:

—È impossibile resistere…. Voglio assicurarmi che dorma….
Aspettami; non muoverti di qui; entro nella sua camera e torno.

Già si avviava decisamente; ma Cesare la trattenne.

—Vuoi andare così?—disse.—Così vestita?… Se non dorme, t'interrogherà…. Che cosa risponderai?… Spogliati!… Hai dimenticato che son le due di notte,—proseguì, sorridendo.—Spògliati, Emilia; devi fingere di essere scesa dal letto…. Spògliati!

La voce era commossa, quasi l'invito avesse avuto un'altra, ben più cara significazione; e l'idea lo incalzava senza pietà, non venuta da lui, non meditata prima, balzata viva dalle tenebre infide.

—Spògliati,—ripetè.—È oscuro; non potrò vederti. Dubiti di me?…
Coraggio, mia divina; l'uscio è aperto, ed ella può giungere.

—Ah, non lo dire!—esclamò Emilia, aggrappandosi a lui, come per sottrarsi al pericolo.

Angosciata, smarrita, con un ronzìo di terrore negli orecchi, la giovane avrebbe in quell'istante obbedito a qualunque voce imperiosa…. Girò lo sguardo nella spessa tenebra; non uno spiraglio di luce che potesse tradirla…. Si decise.

—Sì, sì, mi spoglio,—acconsentì febbrilmente, senza pensare che la parola sembrava in bocca di lei un grido di passione.—Farò come tu vuoi, Cesare…. Mi spoglio!…