—Risponde agli altri, che abbaiano nelle altre ville,—disse la giovane.—Hai paura anche del cane, stanotte?
—No, non ho paura…. Rimani fin che mi sono addormentata?
—Sì, certo; fin che ti sei addormentata….
Roberta sorrise, e chiuse gli occhi, tossendo di tempo in tempo.
—«Dormi,—le imponeva la sorella col pensiero.—Io sfiorisco lentamente qui, ma qui non dovrei essere, e il mio destino è più forte d'ogni calcolo pietoso. Dormi; non rapirmi il tempo che è mio, non amareggiarmi l'ebbrezza che tu ignori, e che mi appartiene.»
La guardava con uno sguardo quasi magnetico, e la sua mano non ristava dalla lenta carezza, in cui si era trasfusa una volontà imperativa, in cui vibrava un dominio nuovo e assoluto. A poco a poco, il respiro della giovanotta si fece eguale; sotto le palpebre, gli occhi non vagarono più; la bocca si schiuse leggiadramente; il corpo tutto si distese in una quiete benefica e profonda.
Allora Emilia ritrasse la mano; il suo còmpito era terminato; Roberta dormiva….
Fu, d'un tratto, come se in un perduto villaggio di montagna risonassero inaspettate mille trombe di guerra…. Nell'animo d'Emilia, la quietudine della camera virginale e il proprio contegno affettuoso, non ebbero più senso; ella si volse ad altre imagini; una turba d'aspettazioni gioconde la invase…. L'intermezzo candido era finito, e la notte di fiamme la riallacciava….
Prima di spegnere il doppiere, si chinò sopra Roberta per udirne ancòra il respiro eguale, e la fissò un attimo duramente, con la crudeltà d'un egoismo che trionfa.
Poi soffiò sulle candele, uscì, accostò la porta, stette un poco in ascolto, e quasi di corsa traversò il salotto per raggiungere l'amante.