XIV.

—Non dormiva,—ella disse in un tronco bisbiglio.—Ora l'ho addormentata…. Ma, tu partirai, Cesare, non è vero?… È l'alba….

—Mancano tre ore all'alba. Non mandarmi via, adorata,—pregò Cesare, trovando la donna nell'ombra, e abbracciandola come avesse temuto di non più rivederla.

Egli, aspettando, aveva fatto il giro della camera, e nella densa oscurità poteva adesso muoversi non meno destramente d'Emilia…. Pure aspettando, aveva udito i colpi di tosse, e aveva pensato alla fanciulla; un confronto audace tra le due sorelle gli si era imposto allo spirito, gli aveva infiammato le vene d'un ardore quasi cupo….

Andò all'uscio che comunicava, e lo chiuse, senza farlo stridere, prudentemente.

—Che cosa fai?—domandò Emilia, la quale conosceva il romore.

—Chiudo…. Voglio vederti….—rispose il Lascaris, tornato a lei, riprendendola fra le braccia.

—Per carità, non pensarlo….

—Voglio vederti, mia unica bellezza, coi capelli sciolti così…. Che profumo hanno i tuoi capelli!

—Non insistere, Cesare…. Appena siamo sfuggiti a un pericolo.