Cesare s'era fermato, pallido.

—Che cosa dici, Emilia?—susurrò,—che cosa temi?

—Non avvicinatevi!—ripetè la giovane, con lo stesso imperio nella voce.

Ella ignorava d'essere straordinariamente bella. Abbandonata sul letto, svelata dalla luce aurea in ogni linea della sua positura di battaglia e di rifiuto, dominava l'uomo e i desiderii con uno sguardo bruciante…. Aveva chiamato a raccolta le formidabili energie di resistenza, insite nella donna; e ormai riposava tranquilla, sapendo che così debole, così indifesa, non aveva tuttavia nulla a temere, poichè non temeva più nulla da sè medesima.

Cesare capì.

—Perdonatemi,—disse lentamente.—Vi ho spaventata!, e ve ne chiedo perdòno…. Volete concedermi di baciarvi le mani?

Emilia lo lasciò avvicinare e gli diede le mani, ch'egli si chinò a coprire d'intensi baci; ella lo guardava, sommesso e vinto; ma quando Cesare allungò un braccio per cingerla intorno al busto, la donna si sciolse vivamente.

—Non osate di più,—disse.—O mi alzo, e vado da Roberta, e mi vi rinchiudo.

Poi, mentre il Lascaris le si sedeva ai piedi, sulla candida pelle d'orso ch'era stesa di fianco al letto, Emilia seguitò:

—Questa, è stata una notte di pazzie…. Anche ora, siamo in mano del caso, ed io posso perdermi, da un minuto all'altro…. Una simile notte, non tornerà più. Avete voluto sapere s'io vi amassi…. Lo avete saputo; ed è molto…., ed è tutto….