—Sì, ancòra molte notti di gioia!—ripetè Emilia.

—Non senti come tutto è strano, in questa notte? Noi rapiremo alla sorte una grande felicità senza confine…. Bisogna vivere, vivere diversamente.

Emilia rabbrividì. V'era infatti qualche grande energia che li stimolava all'amore quasi ad un farmaco delizioso, dalle inesauste ebbrezze; era in loro il bisogno di vivere la doppia esistenza degli appassionati, con doppia forza, con doppia anima, per gli altri e per sè.

Tutte le cose grige dovevano fondersi nel calore febbrile di molte notti misteriose, fra gli alti silenzii che vanno dispersi nel sonno.

Lo stridore di una candela più breve li fece sussultare insieme.
Guardarono insieme la finestra oramai chiara.

—È giorno!—disse Emilia, sciogliendosi dall'abbraccio, e correndo smarrita alla finestra.—È giorno! Mio Dio, come farai?

Cesare l'aveva raggiunta e guardava l'alba apparire, con le nuvolette rosee; una fresca alba estiva, sotto il cui sorriso si stendeva il mare…. Mostruoso d'ombra, solo il puntazzo di Portofino pareva ancòra addormentato.

—Va presto, mia vita!—susurrò Emilia.—Che non ti vedano!

—Non mi vedranno,—disse Cesare.—Rassicurati; nessuno è alzato, a quest'ora!

Emilia lo abbracciò la prima, offrendogli la bocca; sotto gli occhi puri, un livido cerchio aveva cominciato a disegnarlesi….