Sempre, quell'apparizione aspettata lo toglieva dalla supina realtà d'ogni giorno; ma dentro l'animo gli si risvegliava, l'amarezza intollerante di uno che abbia sognato, che abbia sentito sul proprio corpo il contatto fresco d'un corpo femmineo, e al risveglio si sia trovato in una camera deserta e priva di lume.
In quel periodo, Cesare soffriva presso Roberta qualche molestia, quasi lo spettacolo tuttora vivissimo d'Emilia ignuda sotto i suoi occhi, gli avesse conficcato nel cervello la cupidigia sacrilega di giungere una notte alla camera della giovanetta, di risvegliarla e dominarla come la sorella.
Fra le due sessualità ancòra per lui misteriose, egli aveva dei lampi d'esitanza.
Quelle voci si rassomigliavano assai, e Cesare sussultava, udendosi chiamare da Roberta con la stessa inflessione, che gli aveva reso caro il proprio nome pronunziato dalle labbra d'Emilia.
Ambedue le donne adoperavano un solo profumo, aliante intorno ai corpi in una nube leggera; un profumo, il quale, sorgendo dagli abiti e dalle mani di Roberta, rammentava ostinatamente all'uomo il gesto, ch'egli aveva osato quella notte per veder tutta Emilia, e ch'egli avrebbe voluto osare anche più audace sopra la fanciulla gettata attraverso al letto, per rivelarla pure, fra la molle custodia dell'abbigliamento intimo.
Ambedue avevano un certo movimento risoluto del capo, e certi atti di grazia nel chinarsi fino a un fiore, nel dar la mano, nel sedersi e acconciarsi le gonne intorno.
Differivan poco di gusti, e si vestivano quasi a un modo, portando gli stessi gioielli ai polsi e alle orecchie, e gli stessi monili.
Non di rado, Emilia esprimeva a metà un'idea o una sensazione, e Roberta continuava e concludeva…. Si sorridevano, allora, come se le loro anime fossero vissute un attimo nel medesimo cerchio invisibile.
Ma sotto quelle e simili apparenze, restava il fenomeno, inquietante per Cesare, che l'una completava l'altra; la bionda ammalata s'era avvinta per sempre alla sorella bruna, perchè da questa pareva trarre qualche mistico alimento alla propria anima; ed Emilia aveva contesto il filo della sua esistenza al filo tenue dell'altra.
Egli erasi interposto fra di loro, ma esse. all'infuori di lui, seguitavano una vita comune, indissolubile per le oscure simiglianze del sangue; erano carne d'una medesima carne, due rami d'un albero unico.