Innanzi alle due giovani riavvicinate e avvinte, le quali lo guardavano con occhi sì diversamente intensi, il Lascaris provò ancòra la vampa di calda sensualità che lo bruciava ormai sempre alla vista delle due sorelle; e quell'entrare di un tratto nel possesso spirituale di Roberta, quell'impero ch'egli poteva, ch'egli avrebbe potuto stendere più ampio su di lei, col diritto del medico sull'ammalata inconscia, gli piacquero e lo aizzarono.

Un fastidioso silenzio chiuse la rapida scena. Cesare stava per tôrre commiato, quando la fanciulla lo prevenne, diede un bacio a Emilia, e salutato il Lascaris, ridiscese in giardino.

—Nessuna speranza, dunque?—egli ricominciò non appena furono soli.—Non parlerai?

Emilia era tuttavia circonfusa dalla tristezza, che Roberta sembrava aver lasciato con la sua assenza.

—Chi oserebbe parlare?—rispose.—Non vedi? Non capisci? È crudelmente ammalata di spirito…. Chi oserebbe parlarle, in simili condizioni?

—Ammalata di spirito?—ripetè il Lascaris.—Io ho conosciuto parecchie fanciulle, le quali inghiottivano il sale e bevevan l'aceto, nella ingenua speranza di morir consunte…. Sono le piccole follìe, cui poche normalissime si sottraggono; sono i perturbamenti dell'età…. La signorina legge forse troppi romanzi.

—Cesare!—interruppe Emilia.—Non posso lasciarvi parlare così di
Roberta….

—Legge troppi romanzi,—proseguì Cesare pacatamente, nell'atto che riprendeva la canna e il cappello.—La morte è sempre descritta nei romanzi con un lusso di particolari falòtici, che fanno ridere; non è un fenomeno naturale e semplice, ma una trovata dello scrittore, una punizione d'Iddio, una giustizia degli uomini, uno scioglimento di qualche terrifico dramma, che diversamente non sarebbe mai più finito…. Questo ha turbato la fantasia di tua sorella, e una contadinotta qualunque non può patir di capogiro, senza che la signorina ne preveda la morte e le esequie…. E noi, qui ad attendere che i fantasmi passino, mentre andranno sempre rinnovandosi poichè non sono formazioni esterne e occasionali, ma flora indigena, creazioni caratteristiche del suo cervello…..

—Cesare!… Cesare!… Cesare!…—esclamò nuovamente la donna, su tre tòni diversi.—Non vi avrei supposto tanta ingenerosità…. Essa è malata….

—Addio, Emilia,—egli rispose, prendendole ambo le mani.—Cercate di non farmi ricordare quanto può un uomo che vuole…. Cercate di parlarle…. O le parlerò io, benchè non abbia su di lei autorità alcuna.