Ella aveva toccato il colpo, quasi piegando sopra sè medesima; e avvertiva lo scatenarsi d'un gran male fisico, non diversamente che ne' suoi giorni di terrore.
Il fatto prendeva nella imaginazione mobile e ignara della giovanetta le proporzioni d'un delitto, del quale sua sorella, la sua Emilia, si fosse macchiata.
Ella ritrovava nella mente la figura incomparabile della donna, chiusa in una leggera vestaglia con gran collare alla Stuart, i capelli crespi snodati e lunghi fino oltre le reni; bella, giovane, fresca, esultante per una delizia attesa; e finta, simularda, egoista come tutti i felici…. Era entrata nella camera di Roberta; cosa strana, non mai avvenuta prima; e aveva rassicurato la fanciulla, nervosa per l'abbaiare, anche strano, di Nero; l'aveva così caramente ripresa delle sue inquietudini; le aveva imposto le care mani sul volto, l'aveva addormentata.
E un uomo, nel giardino, stava ad aspettarla!
Perchè non si poteva nutrir dubbio; e l'aneddoto narrato dalla vecchia, rispondeva benissimo alla maraviglia interrogativa onde Roberta era stata colpita quella notte.
In giardino? La donna era scesa in giardino, con la vestaglia piena di fruscìo, coi capelli snodati?
Il cuore di Roberta cominciò a battere violentemente. Ricoveratasi nella camera, era corsa al cassettone, vi aveva appoggiato i gomiti, e secondo l'abitudine delle sue ore meditative, vi era rimasta, guardandosi nello specchio, a pensare…. Una vampata calda di sangue le affluì al volto….
In giardino era avvenuto il convegno? Non poteva dubitarne; non osava, benchè tale convegno non fosse verosimile, con quell'abbigliamento, col pericolo di essere uditi…. Ma dell'abbigliamento ella sapeva alcuni particolari, i quali ritornatile alla memoria, le avevan chiamato tutto il sangue al volto. Sotto la vestaglia, sua sorella era indifesa….
Dunque, mentre Roberta credeva sè medesima ed Emilia serrate in un inviolabile cerchio di sventura, la donna aveva spezzato il cerchio, n'era uscita, abbandonando la fanciulla alle sue angosce, al suo male, a' suoi spettri…. La voce della giovanezza l'aveva chiamata all'amore.
E la parola magica sfolgorò un gran raggio, passando traverso la mente di Roberta; a lungo fu assorta nella contemplazione del mistero, non diversa dalla femminetta innanzi al Tabernacolo, timorosa della maestà del luogo e impaziente di varcarne la soglia, per essere inondata di luce.