E in preda sempre al desiderio d'aiutarla, Roberta si mosse, andò a posare un piccolo bacio sulla fronte della donna, e stringendone la mano, le sorrise.

Dall'orrore temerario, decadeva quasi alla complicità; dallo sdegno, si sentiva repentemente portata all'occulta simpatia. Non riusciva a comprendere ella medesima come le fosse mancato ogni impeto di rivolta. Il suo cuore stava muto; nulla che significasse lo sfacelo d'un sogno, il precipitare d'un'illusione; l'abbandono d'Emilia la lasciava fredda…. Di più; ascoltando bene il cuore bizzarro, una voce pareva sorgerne: «Sono libera anch'io; debbo anch'io procedere sola, vivere una vita mia, cercare altrove la mia strada.»

Ella volse in giro lo sguardo. Come aveva potuto credere che l'esistenza intera fosse racchiusa fra le quattro pareti della sua cameretta?

Andò a sedere sul divano, facendosi posto tra i libri ch'erano stati i soli confidenti delle sue speranze tumultuose; e appoggiato il capo alla spalliera, partì con l'anima dietro una selvaggia orda di visioni, afferrando di tempio in tempo il filo d'un ragionamento seguìto, e sùbito riperdendolo tra la baraonda.

Quanto era stata ingenua!… Da più mesi, sua sorella amava; sua sorella godeva le squisitezze d'un sentimento immortale, ed ella, Roberta, l'aveva supposta ancòra meschinamente chiusa nelle abitudini quotidiane! Ella, Roberta, s'era lasciata sfuggire una infinità d'indizii preziosi, che ora le tornavano ad uno ad uno, col loro significato certo; e v'era stato bisogno che una contadina maligna l'avviasse, quasi facendo i nomi, quasi offrendo le date! Mentre il fatto era così manifesto, che Cesare Lascaris aveva tentato addormentare i sospetti, traendola a un'amicizia bonaria, fanciullesca, mostrandosi di lei più sollecito che di Emilia.

Sarebbe rimasta sola.

Era ricca; da tempo, ella poteva disporre liberamente della propria agiatezza, e alla sua inesperta fantasia, l'indipendenza materiale sembrava il càrdine d'una grande felicità.

Aveva cancellato d'un tratto le figure dei due amanti, e si fingeva sola.

Innanzi alla finestra, fissando le acque sterminate, col mobilissimo luccichìo solare, pensava:

—«Tutto ciò mi è indifferente; tutto ciò non ha ancòra senso per me. In questo decembre, Milano, la città, i teatri, le feste, mi sarebbero assai più cari. Io sono sola, e non posso godere cotesto spettacolo magnifico, ma eterno e pieno di silenzio. No; v'è qualche cosa pronta e facile, nella vita, che io non conosco: io non conosco i sodisfacimenti dell'ambizione, la delizia di sentirsi ammirata, il gaudio d'essere libera, padrona d'oggi, di domani, arbitra di restare o di partire…. Sono bella?»—