Già aveva liberato questa dal fantasma della morte precoce; già la sua prima apparizione in casa loro era stata salutare, provvidenziale. Roberta gli doveva la vita, e più che la vita, la fede; e più che la fede, l'avvicinamento insperato d'un sogno.
Perchè dalla nuova sorte d'Emilia, scaturiva naturale che Roberta sarebbe rimasta sola, intutelata, arbitra di tutta sè medesima.
Tali vertiginose mutazioni s'eran fatte manifeste.
L'istante venne, in cui Cesare sentì che il cuore della giovinetta era colmo di gratitudine, e ch'egli aveva imprigionato la fanciulla in una schiavitù senza limiti, per sempre.
Ancòra lontana, l'idea dell'amore; limpido, il sentimento di lei; ma ella era entrata nello stadio più favorevole alla suggestione, quando l'anima femminile si confida, e dall'uomo aspetta la parola che la calmi o che la inciti. Se Cesare si fosse lasciato trascinare a posar le labbra sulla bocca di Roberta, ella non si sarebbe opposta, concedendo senza sapere, forse come tributo d'obbedienza, in un oblio fulmineo.
Dopo, e invano, sarebbe venuto lo sguardo tragico, pazzo, col quale le fanciulle sedotte si risvegliano dalla colpa.
Cesare palesavasi finalmlente a Roberta nel fàscino dell'uomo freddo; ella scopriva d'aver creduto a lui solo, d'avere sperato solo per opera di lui; non alcun altro medico, non Emilia avevano osato irridere alle sue paure, al suo presentire, a' suoi vaticinii puerili. Nessuno al mondo l'aveva avvicinata con tanta familiarità; a lui nemmeno era balenato il pensiero d'adularla; il motto piacevole e comune, la lusinga piccola, la meschina frasuccia erangli ignote. L'aveva presa, collocata più alta delle convenzioni, dominata per maschia semplicità, combattuta e salva.
Tutto ciò, nello spirito di Roberta, aveva prodotto un'eco lenta, che saliva a poco a poco, ma tenace e prolungata; così come gli indizii dell'amore di Cesare per Emilia erano stati torpidi a collegarsi nello spirito di lei, e poi a poco a poco le si erano svelati agli occhi della mente con una logica sicura.
E alla sua ammirazione anche la conquista d'Emilia giungeva quale argomento. La donna pareva scusare la giovanetta; la donna aveva tutto dimenticato; era scesa nel giardino, formidabile di ombra, a notte alta. Roberta ammirava il romanticismo di quel colloquio, dell'amore che a quel colloquio aveva concluso; e comprendendo che le vicissitudini del dramma dovevano essere state per la giovane altrettante ore di dubbio, d'angoscia, forse di rammarichi, la fanciulla fu tutta nuova intorno a lei…
—È strano,—osservò Emilia, un di quei giorni, a Cesare.—In mia sorella non trovate nulla di mutato? Vi pare ch'ella tema? Non l'ho vista mai così affettuosa, in nessun tempo…. Mi parla con dolcezza, mi ascolta con devozione, mi circonda di cure gentili….