Accennò presso all'uomo, sopra lo scaffale da ninnoli, una leggiadra statuetta eburnea, rappresentante Diana in atto di scoccar la freccia, un grosso cane avido ed intento al suo fianco.

—Ecco: ieri è andata a Genova e n'è tornata con codesta piccola statua d'avorio, ch'io desiderava…. Quel mazzo di rose sulla tavola, è stato colto e messo insieme da lei; è il suo regalo d'ogni mattina…. V'è, infine, un mutamento senza causa, che mi turba…. Non avete notato nulla?

—È ancòra triste?—domandò Cesare.

—No, non è più triste. Poco fa, mi diceva che vuole andare a Parigi; ella sogna Parigi, come potrebbe sognarla una bambina, la quale non sappia che cosa sia una città. Ma una volta, io aveva parte a' suoi disegni; ora mi dimentica, parla di sè, quasi volesse andare a Parigi sola…. Poi, vi sono altre cose inesplicabili…. Non vi sembra, ad esempio, che da qualche tempo moltiplichi le sue assenze e le prolunghi? Appena giungete voi, trova un pretesto per allontanarsi.

Mentre la donna parlava, Cesare andava mentalmente enumerando i segni delle mutazioni che in Roberta aveva egli pure afferrato; e sopra tutti, certi sguardi fissi, poco meno che affettuosi e caldi, i quali venivano a lui dall'amica incapace a simulare; e ancòra meglio, la sommissione timida che impediva a Roberta di rifarsi alla confidenza, una volta così audace, con Cesare.

—Chi può indagare il significato d'un capriccio?—egli disse.—Forse noi diamo troppo peso alle variabilità del suo umore; e aspettando, ci torturiamo. Suvvia, Emilia, bisogna affrontar gli ostacoli, d'un colpo, e uscire da queste incertezze, che non muteranno nulla, poichè io non rinunzierò mai a te…. Dovessi commettere la più strana follìa, dovessi spingere il mio diritto fino alla crudeltà, non esiterei…. Io ti amo, e il mio diritto è divino.

Egli aveva meditato in quei giorni, e il terrore della solitudine, che non ha grida, ma risuona dentro l'anima in vibrazioni echeggianti, lo prendeva d'un tratto…. Egli soffriva la responsabilità della propria solitudine; non aveva mai saputo meritarsi una pronta amicizia, un tenero amore, una commovente solidarietà.

Non aveva saputo esser nulla fra le energie simpatiche le quali attraggono; era stato piuttosto, quando per fatalità, quando per orgoglio o per indifferenza, era stato un'energia repulsiva, un solitario, un egoista, un nomade, un parassita, che gode la civiltà e la disprezza, che ha bisogno degli altri e non se lo confessa, che vive la vita di tutti e finge di vivere una vita speciale.

Ora, tra lui e Roberta, tra l'uomo forte, calcolatore, e la fanciulla esile, quasi moribonda, inutile, impacciante, egli non doveva essere sacrificato.

—Hai inteso, anima mia?—continuò.—Questo periodo di miraggi non sarà distrutto, qualunque cosa sia per accadere…. Io ti voglio, perchè tu devi essere la mia vita.