— Beato lui che vivrà a Roma... Adoro Roma. Il Foro... L'Excelsior... Bellezze uniche al mondo!
E, squadrando Pierino come per misurarne l'altezza morale e materiale:
— Siatene fiero, signore.
Era fiero, sì, Pierino, di sentirsi dire da Eva tante cose carine su l'Italia così piacevole pei turisti, su gli italiani così garbati e così gentili con tutti, che cantano tutti così bene, che amano tanto la musica viennese.
— So che la musica di mio padre, disse Eva, è popolarissima in Italia... E vedete come amo l'Italia io... Mastico anche un po' d'italiano quasi passabilmente... Ho avuto una istitutrice triestina.
— Ah sì? Di Trieste?, esclamò Pierino con nobile slancio patriottico.
— Di Triest! corresse con prudenza politica Eva.
Durante il terzo atto Pierino sentì ancora le due signorine brontolare in tedesco e ancora non riuscì che ad afferrare due o tre volte le parole chiare ed oscure insieme: herr major Hampfel. Poi, quando la rappresentazione fu finita, Kramer tornò nel palco con un gruppo di attrici e di amici e mentre Eva indossava il mantello disse:
— Andiamo tutti a cena al Prater.
Poi, voltosi a Pierino, gli disse in un italiano a modo suo: