Li sentì e li risentì finalmente, Pierino, i suoi cari valzer di Vienna, durante quella cena al Prater, suonati e risuonati da decine di orchestrine di «dame» autentiche o no e di zigani artificiali o naturali poste al centro di tutti i restaurants che punteggiavano di architetture elettriche le dolci ombre del bel parco viennese. Uscendo alle dieci precise, a diese uhr, dai cinquanta teatri della metropoli, Vienna elegante e mondana affluiva al Prater, a piedi, in vettura, in cento automobili rombanti e scintillanti, discendendo lungo i quattro chilometri dell'Hauptallee tra i tigli odoranti, le aiuole fiorite e i pali della luce elettrica tutti adorni di fiori come nel fasto capriccioso d'una primavera artificiale. Luci rosse, azzurre, gialle, bianche, balenavan qua e là disegnando nel verde notturno le sagome dei restaurants e delle birrerie, dei caroselli e dei circhi equestri del Wurstelprater. Seduto con belle signore fiorenti e giovani signori eleganti ad un tavolino en plein air del restaurant più accorsato, tra il maestro Kramer che gli parlava di musica e la signorina Eva che con gli occhi languidi e lo sguardo lontano aveva l'aria di sospirare d'amore, Pierino viveva la sua dolce sera viennese come nel dormiveglia d'un mezzo Sonno. Sentì ancora due o tre volte tornare nella conversazione metà tedesca e metà francese il nome dell'herr major Hampfel. Chi poco parla — e Pierino era muto assolutamente — ha luogo più degli altri di osservare; e due o tre volte infatti notò che, quando la gente nominava l'herr major Hampfel il maestro Kramer si oscurava in volto, come se quella sera non gli avessero metodicamente applaudito alla tedesca il suo Valzer dei valzer, ma come se gliel'avessero invece genialmente ed estemporaneamente fischiato all'italiana. E poichè la natura gli aveva dato due occhi e, benigna, glieli aveva accordati eccellenti tutt'e due, mentre col sinistro osservava il malumore del maestro, col destro Pierino seguiva il linguaggio muto di Eva la quale, non appena l'herr major era nominato, cercava gli occhi della signorina galiziana ed intavolava così un linguaggio cifrato impossibile a comprendersi. Intanto i valzer seguivano ai valzer, nuovi e nuovissimi, vecchi e vecchissimi e, in estasi, Pierino si lasciava cullare da loro, guardando le stelle e i lampioncini, i dòlmanì delle dame viennesi e gli alamari d'oro degli zigani e lasciando squagliare nel suo piattino la fetta di spumone all'italiana che un cameriere gentleman più dei gentlemen che serviva vi aveva delicatamente deposto. Sentì in quell'estasi un'altra musica italo-austriaca, poichè la vocina della signorina Eva gli susurrava all'orecchio con pronunzia prettamente austriaca parole approssimativamente italiane:
— Vedete, qui, davanti a noi, questi viali oscuri che si perdono nell'ombra? E' il centro, il cuore del Prater, non ridotto a giardino ma tenuto a bosco. E', di notte, l'angolo caro agli innamorati.
Ci andò pochi minuti dopo a passeggiare anche lui nel cuore del Prater, con la signorina Eva mollemente appoggiata al suo braccio. S'era levata da tavola, gli aveva chiesto una sigaretta, una sigaretta italiana — che gli Italiani chiamano chi sa perchè Macedonia mentre su la Macedonia, avvertì la signorina Eva, l'Austria ha gli occhi ben spalancati — e, accesa la sigaretta, gli aveva detto con un sorriso che, volapück universale, gli aveva fatto capire più di un intero vocabolario:
— Voglio far vedere anche a voi il cantuccio degli innamorati.
Pei viali sempre più oscuri, sempre più remoti, Pierino sentiva il dolce peso del braccio della signorina Eva farsi sempre più grave sul suo braccio destro. Ella taceva e fumava. Ai riflessi multicolori che penetravan fra gli alberi i capelli d'oro di lei s'accendevano di scintille. E ad un tratto ella disse fermandosi di colpo e guardandolo bene in viso:
— Voi dovete amare l'amore. Siete Italiano.
E senza aspettare la risposta, che del resto Pierino cercava disperatamente senza trovarla, aggiunse riprendendo la via:
— Voi Italiani siete i primi innamorati del mondo.
Pierino credette doveroso d'inchinarsi leggermente ringraziando a nome di tutt'i suoi connazionali e sentì che Eva proseguiva:
— Avete tutti il Vesuvio nel cuore e negli occhi e una canzone su le labbra.