— Voilà l'eau, monsieur...
E, premurosa, la camerierina si avvicinava a Pierino che aveva in fretta reintegrato il suo letto, e versava l'acqua nel bicchiere, e offriva il bicchiere e un sorriso quanto mai incoraggiante. E Pierino ch'era italiano, Pierino che, come diceva Eva, aveva il Vesuvio nel cuore accettò l'acqua, il sorriso e l'incoraggiamento. E la luce si spense senza che Pierino si fosse accorto di spegnerla...
Quando la riaccese per permettere alla camerierina di rispondere a un ostinato squillo di campanello nel corridoio, Pierino si sentì completamente rassicurato nei suoi timori di poco prima per Eva Kramer e per la sua troppo subitanea fortuna.
— Lo dicevo io? si disse sorridendo. Prima di tutto, è merito mio... E poi... l'ho visto anche adesso... Son tutte così, queste viennesi: ardenti, appassionate, di primo impeto...
E poichè la camerierina bionda tornava a riprendere la cuffietta dimenticata scappando via:
— Tu sei viennese, è vero, carina?
E lei, augurandogli con un sorriso la buona notte, rispose:
— Io no. Son croata!
Croata?
«E dire» — pensò Pierino — «che i professori di Storia ci insegnavano a scuola che i croati son gente tanto cattiva... Per le croate, perdio, posso garantir io del contrario!...»