valzer d'amor...
sentiva che doveva, che poteva quella sera affrontare a viso più alto lo sguardo dei due ufficiali austriaci, poichè non tutti gli italiani erano come lui in Svizzera, riformati di terza categoria, e il major Hampfel, nella sua sordità e il luogotenente Federico nel braccio amputato e nella gamba perduta ne avevano, dolorosamente per loro, le incontestabili prove.
Se si potesse prevedere le infinite conseguenze che una parola innocua un giorno può avere se è detta invece il giorno dopo o il giorno prima, neppure un deputato oserebbe più aprire bocca. Se quella sera il major Hampfel non avesse esclamato: «Le notizie della guerra sono buone...» molto probabilmente le avventure di Pierino Balla avrebbero avuto tutt'altra soluzione. Quella piccola frase inoffensiva, tanto inoffensiva che ogni giorno è detta con uguale persuasione dall'una e dall'altra parte di un fronte di battaglia, non avrebbe, detta la sera prima o detta la sera dopo, avuto nessuna grave conseguenza. Sarebbe caduta, con uno sbadiglio, nel vuoto d'una conversazione senza interesse, com'era già caduta, inosservata, tante altre sere. Ma la lettura dei giornali italiani era per Pierino impressione troppo recente e la persuasione che dovesse guardar gli ufficiali austriaci, più che non avesse fatto per il passato, a fronte alta, era persuasione proprio di quella sera. Portava dunque Pierino, nella sua buona fede, l'ardore dei neofiti e l'intrattabilità dei catecùmeni. Per di più gli parve che pronunziando quella frase il major Hampfel guardasse lui. Se invece l'ufficiale austriaco avesse, pronunziandola, guardato la signora Eva o la propria forchetta, Pierino l'avrebbe lasciata passare. Ma quello sguardo gli fece credere, a torto o a ragione, che la frase gli fosse più particolarmente diretta. Così credette necessario di raccoglierla e di domandare al major Hampfel con un cipiglio serio e una voce un po' rauca:
— Buone per voi o per noi?
Stabilire che attorno a quella tavola neutrale d'un albergo neutrale nella Svizzera neutrale ci fossero dei voi e dei noi era già segnare apertamente un inizio di ostilità. Se non proprio a un primo colpo di cannone quel punto interrogativo equivaleva almeno a uno sconfinamento premeditato oltre i limiti segnati da una cordiale urbanità e da una tacita intesa alle conversazioni tollerabili da qualunque orecchio. Erano alla fine del pranzo, trascorso tutto nel racconto delle varie impressioni raccolte durante la bella gita automobilistica di quel pomeriggio. Da quando la grande estate era venuta, da quando cioè le sere si erano fatte deliziosamente tiepide, il ménage Balla-Kramer e i due ufficiali austriaci solevano uscire a prendere il caffè allo scoperto su la grande terrazza aperta sul giardino dell'albergo. La domanda di Pierino era stata formulata proprio nel punto in cui i quattro si levavano da tavola. Il major Hampfel aveva guardato, udendola, Pierino, come per leggergli sul volto le intenzioni che si nascondevano nel piccolo geroglifico di quel punto interrogativo. Ma, invece d'incontrare il sorriso un po' ebete che aveva eletto fissa dimora sul volto di Pierino, il major Hampfel si era trovato dinanzi un viso serio serio e due occhi che lo fissavano in attesa d'una risposta altrettanto pronta quanto precisa.
Così, appena fuori, appena seduti attorno al tavolino di vimini sul quale fra poco avrebbero portato il caffè, il major Hampfel, acceso il sigaro per dare una certa leggerezza indifferente alla sua risposta, fissò Pierino negli occhi e affermò categoricamente:
— Buone per noi, diamine! Dal principio della campagna le notizie della guerra sono sempre state e non potevano essere sempre buone che per noi...
Poichè non si diventa leoni in un giorno, Pierino, anche dinanzi ad un'aperta provocazione, aveva ancora nei suoi nervi quieti, nel suo cervello placido, nel suo carattere bonario e nel suo cuore senza fiamma le mansuetudini di un agnellino pasquale. Così, invece di raccogliere sùbito il guanto che il major Hampfel con aria arrogante e sprezzante gli lanciava, Pierino cominciò a ragionare. Cominciò a citar dati, fatti, posizioni, comunicati. Continuò con l'osservare che gli Italiani erano entrati in Austria e che nessun austriaco, se non prigioniero, era, grazie a Dio, entrato in Italia. E tutto questo bonariamente, pacificamente, con l'aria di un buon figliuolo che non vuol dar noia a nessuno, ma che solamente, per spirito d'ordine, per senso di equità, vuole stabilire le cose nei loro veri termini e non accettarle così come fa comodo a Tizio o a Sempronio di prospettarle. Ma il major Hampfel era austriaco e la boria austriaca non lega — trent'anni d'esperimento l'hanno provato — col semplice e onesto buon senso italiano. Alle osservazioni meticolosamente precise di Pierino il major Hampfel rispose con qualche cosa di estremamente vago, di comodamente indeterminato:
— Siete per ora in casa nostra, è vero, ma sapremo non farvici rimanere.
Il buon senso italiano — e Pierino, da quella sera specialmente e in quel momento specialissimamente, era italiano — il buon senso italiano è avvezzo a non preoccuparsi che delle minacce racchiuse nei fatti e a lasciar correre con un sorriso quelle che vorrebbero uscir fuori dalle parole. Si limitò a rispondere con un sorriso sereno all'oscura tempesta che il major Hampfel minacciava. Senonchè il sorriso è la più insopportabile provocazione per la gente che vuole ad ogni costo essere presa sul serio e però la conversazione che il sorriso di Pierino avrebbe con urbana opportunità garbatamente chiusa a quel punto ripartì per una seconda tappa con una brusca alzata di spalle, una torva occhiataccia e un impeto convulso di parole del major Hampfel: