— Parla anche un po' francese.
Pierino Balla chiamò a raccolta il suo piccolo vocabolario francese con pronunzia napoletana, contò su le dita i vocaboli che in quel momento gli occorrevano e quando fu al numero 140, in presenza del celebre maestro, ebbe la sgradita sorpresa di osservare che nel breve tratto di corridoio dalla sua stanza alla stanza del maestro, per quanto fossero così pochi, li aveva perduti tutti dal primo all'ultimo. Mormorò quindi le sue scuse in italiano e vide con giubilo che, su venti parole italiane, due o tre non erano per il maestro un impenetrabile mistero. Così, ritrovando un po' di calma, ritrovò anche una dozzina di parole francesi e con queste, improvvisando un'alleanza verbale franco-italiana in cui l'Italia aveva la parte del leone, potè dire al maestro la sua ammirazione, la sua idolatria, la gioia che provava a conoscerlo e a stringergli la mano. Da parte sua il maestro, allargando l'alleanza verbale sino a far entrare a fianco dell'Italia e della Francia anche l'Austria e l'Ungheria, si disse lusingato di vedere che quel giovane signore conosceva così bene tutta la sua produzione e gli strinse ripetutamente la mano, pronunziando in tedesco certe parolacce in ung e in zum che sembravano scapaccioni ma che dovevano essere complimenti a giudicare dal sorriso che le accompagnava.
— Vous êtes musicien?..., domandò poi Franz Lehar.
— Non, je suis..., rispose Pierino Balla toccandosi ripetutamente gli orecchi davanti al maestro che spalancava, sbalordito, tanto d'occhi.
E poichè, non ostante i gesti, il maestro non capiva, Pierino Balla spiegò:
— Je suis orecchiante... Je joue avec les oreilles...
La conversazione diventò cordiale. L'autore della Vedova Allegra disse a Pierino Balla la sua simpatia per l'Italia e, per spiegarla, spiegò che era ungherese e che naturalmente gli ungheresi... che sul vecchio ceppo latino... che la razza magiara... e tante altre cose cui Pierino rispondeva ripetendo a sazietà la sua ammirazione per Vienna e per le operette viennesi. In una pausa il maestro gli domandò:
— D'où venez-vous?
Di dove veniva? Pierino Balla fu sul punto di dire che non veniva da nessun posto, che veniva cioè da Roma. Ma ricordò a tempo che erano in albergo e che gli alberghi non sono abituale domicilio che per i viaggiatori. Ebbe tuttavia vergogna di confessare la sua infantile trovata, il sotterfugio cui era ricorso per avvicinare il maestro del suo cuore. E, dopo averci pensato un poco, rispose:
— Je viens de Naples...