Tutti si volsero a guardarlo e Pierino vide in quegli sguardi qualche cosa che somigliava a un sentimento di deferenza e d'ammirazione. Arrossì, Pierino, anche di questo, che gli parve di aver rubato. Gli altri intanto continuavano a parlare con lui, e, dopo avere interrogato, adesso spiegavano.
— Veniamo tutti dalla Repubblica Argentina. Siamo figli d'italiani, ma siamo tutti nati laggiù. Lo sente? Parliamo italiano con qualche impaccio. Ma il cuore è tutto italiano. E appena l'Italia ha avuto bisogno anche di noi, eccoci, siamo venuti.
Un altro disse:
— L'amavamo l'Italia, da lontano, quando la sentivamo prospera e tranquilla. Più l'amiamo adesso, da vicino, che la sentiamo impegnata, dinanzi al mondo, con tutt'il suo onore e tutta la sua gloria. I nostri padri, laggiù, in Argentina, non la avevano mai dimenticata e non vollero che noi l'ignorassimo. Ce la fecero conoscere, ce la fecero amare, coi loro ricordi, nel loro rimpianto. E ora siamo felici di servirla, pronti, se il nostro sacrificio occorre, a morire per lei.
Tutti abbassarono gli occhi come raccogliendosi in quel pensiero. Poi un altro esclamò:
— Ma per quanto ci avessero detto che era bella non potevamo certo imaginarla così. E' più bella, più bella del nostro sogno. E' bella tanto che non mi so spiegare.
Allora Pierino domandò:
— Ma non l'avevano mai veduta? Nessuno di loro? Non erano mai stati, prima di oggi, in Italia?
— Mai, fu la risposta di tutti.
Il silenzio si chiuse su quella risposta. Poichè il treno correva adesso lungo il litorale tutti fissarono gli sguardi, estatici, fuori degli sportelli. E Pierino pensava a quei suoi compagni di viaggio, nati laggiù, oltremare, fra altre genti, con altri costumi, in terre dove avevano i loro affetti, i loro interessi, le loro abitudini, il passato, il loro avvenire, la culla ov'erano nati, il po' di terra che doveva coprire il loro ultimo sonno. Ed erano venuti, al primo invito, in Italia, a servire, a morire se occorreva per questo paese che non conoscevano, dove non avevano un affetto, un ricordo, un desiderio, una speranza sola. Che cosa dunque li trascinava, così, da un continente all'altro, attraverso l'Oceano insidiato, verso la morte probabile, con l'occhio sfavillante di vita felice, se non un ideale, se non una forza segreta che lega i figli ai padri, i padri agli avi, i vivi alla terra ove giacciono i loro morti? E come aveva potuto lui, per tanti mesi, essere sordo alla voce di quell'ideale che chiamava a battersi e a morire tutta la gioventù d'un paese cui egli pure apparteneva, cui egli pure era adesso felice, orgoglioso di appartenere? In quale oblio di sè stesso la volontà dispotica d'una donna straniera, d'una donna nemica, aveva potuto ridurlo? E come cancellare adesso dal pensiero di lei l'idea che un marito italiano può servire, abilmente sfruttato nel suo amore pei valzer viennesi, a coprire la merce avariata della galanteria austriaca, se non facendole vedere che, giunta l'ora, anche questo marito d'austriaca ricorda d'essere italiano, corre là dove tutti gli altri combattono, pronto a morire, se occorre, come tutti gli altri italiani, come anche questi nuovi italiani d'oltre Oceano sanno eroicamente morire?